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Borsellino, i familiari: "Silenzi e parole tardive da pezzi dello Stato"

«Noi dobbiamo fare l’analisi delle parole di Borsellino, che ha lasciato detto qualcosa che può guidare gli investigatori verso la possibilità di scoprire le ragioni e i motivi della sua morte, noi dovremmo fare un’esegesi delle parole di Borsellino evitando di contaminare quelle che erano le sue conoscenze prima di Capaci e ciò che acquisì in quei 57 giorni, in cui trovo una plausibile spiegazione nell’accelerazione». Ne è convinto l’avvocato Fabio Trizzino, legale dei familiari del magistrato Paolo Borsellino, che sottolinea le «collaborazioni tardive di Claudio Martelli, Liliana Ferraro, Alessandra Camassa e Massimo Russo, da cui abbiamo saputo delle cose che creano un rinnovato dolore».

Il legale rappresenta la famiglia Borsellino costituitasi parte civile, nel processo a Matteo Messina Denaro, per il quale ieri l’accusa ha chiesto l’ergastolo in quanto ritenuto uno dei mandanti delle stragi del '92. Dopo l’uccisione di Giovanni Falcone, la mafia siciliana aveva stabilito l’eliminazione di Calogero Mannino, ma poi l’obbiettivo immediato diventò Paolo Borsellino.

«Da quanto ci raccontano i collaboratori di giustizia, la virata avviene tra il 3 e il 20 giugno», ha spiegato Trizzino. Cosa succede? «L'autorità giudiziaria di Catania, con il sostituto procuratore Felice Lima, stava interrogando Giuseppe Lipera del 13-14-15 giugno 1992. Noi dobbiamo capire se alcune di quelle informazioni possano essere finite a Borsellino e questo è importante perchè potremmo iniziare a vedere la finalità preventiva di bloccare Borsellino sul fronte del dossier 'Mafia e appalti'». Di certo, «le cause della morte di Borsellino sono nei 57 giorni che lo separano dalla strage di Capaci» e «nella gestione del rapporto Mafia e Appalti».

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