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GIANO BIFRONTE

Tangenti e misteri, al Comune di Palermo spariti atti legati all’inchiesta

corruzione, Palermo, Cronaca
Fabio Seminerio e Mario Li Castri, due degli indagati intercettati

Carte sparite così come conferma in Procura il dirigente del Comune. Come scrive Riccardo Arena sul Giornale di Sicilia in edicola, dagli archivi dell’Ufficio condono, nella sede del Polo tecnico di via Ausonia a Palermo, mancherebbero gli atti relativi alla sanatoria chiesta per la ex Keller, una delle tre aree industriali dismesse al centro dell’inchiesta Giano bifronte, che portò a sette arresti eseguiti da carabinieri e finanzieri alla fine di febbraio.

La scoperta è stata fatta dal capo dell’area tecnica dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile, Nicola Di Bartolomeo: il dirigente è stato sentito dai magistrati che indagano e ha confermato la circostanza, aggiungendo altri particolari su aspetti dell’indagine "Giano bifronte".

Alla fine di febbraio, in questo ambito, finirono ai domiciliari 7 persone, 6 delle quali sono ancora agli arresti. Gli inquirenti, che si sono basati sul lavoro congiunto del nucleo investigativo dei carabinieri e del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, sono convinti che esistesse una sorta di patto del tavolino, un accordo corruttivo tra burocrati, politici e imprenditori. L’obiettivo sarebbe stato quello di speculare sulle ex aree industriali, da trasformare in zone residenziali, in cambio di denaro e altre utilità da fornire ad alcuni dirigenti e consiglieri comunali.

I magistrati ritengono di avere prelevato tutte le carte necessarie per documentare i fatti e dunque la sparizione di ciò che era stato lasciato al Comune in copia non preoccupa più di tanto il pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e formato dai pm Giovanni Antoci e Andrea Fusco. Tuttavia il secondo episodio, dopo il trasloco della commissione urbanistica, avvenuto alla fine di marzo, senza preavviso e senza soprattutto che ancora si sappia dove la commissione è stata trasferita, fa ritenere che esista un sistema duro a morire.

Tra le esigenze cautelari rappresentate al Tribunale del riesame, a cui si erano rivolti alcuni degli indagati, tra cui Mario Li Castri, Giuseppe Monteleone e Giovanni Lo Cascio, la Procura aveva rappresentato proprio i pericoli di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, che nascevano da questi movimenti anomali e incontrollati, all’interno degli uffici dell’amministrazione.

«Immediatamente stamattina ho richiesto al Capo Area Di Bartolomeo dei chiarimenti su quanto riportato dalla stampa circa la presunta sparizione di documenti presso l’Assessorato - ha dichiarato l’assessore all’Edilizia privata, Vincenzo Di Dio -. Ho avuto assicurazione che non è stata smarrito né, tanto meno, è sparito alcun documento - prosegue - e che tutta la documentazione richiesta dall’autorità giudiziaria è stata regolarmente fornita o esibita».

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