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L'INCHIESTA

La mafia investe nelle scommesse e partecipa ai bandi pubblici: affare da 100 milioni

Un impero economico, in grado gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro, mettendo le mani sulle concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive. Grandi affari e acquisizioni realizzati in tempi di Covid. È la fotografia della Guardia di finanza che ha svelato una volta di più la capacità di Cosa nostra di gestire con grandi profitti settori come quello dei giochi e delle scommesse. Dieci le misure cautelari eseguite nel blitz coordinato dalla Dda di Palermo.

Negli anni, e anche nell’ultimissimo periodo, grazie ad abilità imprenditoriali e ai vantaggi derivanti dalla vicinanza ai clan, gli indagati hanno acquisito la disponibilità di un numero sempre maggiore di licenze e concessioni per l’esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un «impero economico» costituito da imprese intestate a prestanomi compiacenti. Alcuni dei destinatari delle misure cautelari sono riusciti a partecipare a bandi pubblici per sulle concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, «sviluppando nel tempo una strategia operativa di stampo aziendalistico protesa alla massimizzazione dei profitti».

Una «rilevante capacità economica», viene detto da chi indaga, sviluppata è testimoniata dalle acquisizioni patrimoniali operate negli ultimi mesi, «a conferma della concreta minaccia delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico legale, oggi in seria difficoltà a causa delle conseguenze derivanti dall’emergenza epidemiologica connessa alla diffusione del Covid-19».

Infatti, il gruppo imprenditoriale, in quest’ultimo periodo, ha acquistato, nel quartiere Malaspina, senza necessità di contrarre finanziamenti bancari un immobile dichiarato a partire dallo scorso febbraio come ufficio amministrativo di una delle società del gruppo; il 15 maggio scorso un’ulteriore agenzia scommesse, entrambi oggetto del provvedimento di sequestro eseguito. Insomma, sono chiari, spiegano le Fiamme gialle, i «segnali di inquinamento dell’economia da parte delle consorterie criminali mafiose», connessi «alla disponibilità e all’investimento di capitali di provenienza illecita e allo sfruttamento della contingenza emergenziale quale volano per l’infiltrazione della mafia nel tessuto produttivo nazionale».

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