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Morta per una chemio sbagliata a Palermo, pena ridotta a 3 medici e un'assoluzione

La seconda sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto l’infermiera Clotilde Guarnaccia per non aver commesso il fatto e ridotto le pene agli altri imputati dell’omicidio colposo di Valeria Lembo, tre medici del Policlinico del capoluogo siciliano, accusati di avere provocato la morte della giovane donna, uccisa alla fine del 2011 da una dose eccessiva di un potente farmaco chemioterapico, la vinblastina, di cui le furono somministrate per errore 90 unità anzichè, come sarebbe dovuto essere, 9. Il processo si è celebrato su rinvio della Cassazione, che aveva annullato in parte le condanne di primo e secondo grado.

L’infermiera era stata condannata a 4 anni in tribunale e a 2 anni e 10 mesi nel primo processo di appello: oggi il collegio presieduto da Fabio Marino l’ha ritenuta estranea alle contestazioni.

I giudici hanno poi ridotto a 3 anni la pena (era di 4 anni e 6 mesi) inflitta all’ex primario del reparto di Oncologia del Policlinico, Sergio Palmeri. Ridotta la condanna del medico Laura Di Noto, che passa da 4 anni e 8 mesi a 3 anni e 3 mesi; mentre lo specializzando Alberto Bongiovanni ha avuto 3 anni e 5 mesi, contro i 4 anni e 4 mesi che aveva avuto nel primo giudizio di appello.

Il Policlinico e Palmeri sono stati condannati a pagare le spese del giudizio, in attesa di pagare il risarcimento alla parte civile, i familiari della giovane mamma, che morì il 29 dicembre 2011, lasciando un bambino che allora aveva poco più di un anno. La prescrizione del reato è vicina ma se verrà dichiarata in Cassazione i risarcimenti dovranno essere comunque pagati. E se i ricorsi in Cassazione saranno dichiarati inammissibili, la prescrizione non opererà per le pene inflitte ai tre imputati riconosciuti colpevoli.

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