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IL CASO

Palermo, impresa soffocata dalle spese della banca: il giudice annulla debito

Ha rischiato di chiudere i battenti soffocata da commissioni, spese e costi non dovuti che nel giro di pochi anni avevano portato il rosso sul conto alla cifra di oltre 250 mila euro. Adesso, dopo una lunga e complessa causa, il tribunale di Palermo (giudice Rachele Monfredi) ha dato ragione al titolare di un’azienda, operante nel settore delle calzature, azzerando il debito e riconoscendo addirittura un attivo sul proprio conto corrente.

La vicenda - a lieto fine per l’imprenditore, assistito dall’avvocato Alessandro Palmigiano e dalla collega Licia Tavormina - ha avuto inizio quando il proprietario dell’azienda, che aveva acceso un mutuo con un istituto bancario per far fronte alla normale sopravvivenza della propria attività, si è reso conto che quel sostegno che la banca aveva fornito si traduceva, mese dopo mese, anno dopo anno, in continui addebiti. Una lunga sequela di spese, commissioni e costi che nel 2013 avevano portato l’estratto conto a un disastroso -255.058,86 euro.

Troppi secondo il proprietario, che davanti al rischio di vedere naufragare la propria attività ha deciso di rivolgersi allo studio legale Palmigiano, esperto di diritto bancario, che ha esaminato i contratti e gli estratti conto e rinvenuto numerose anomalie. «Pur comprendendo che la banca aveva fornito un servizio e che, come tale, avesse un costo - spiega Alessandro Palmigiano - ci siamo resi conto fin dall’inizio che quel debito accumulato era sicuramente eccessivo».

In prima battuta, convocata a un tavolo di mediazione per chiarire la propria posizione e spiegare quel saldo negativo, la banca non si presentò all’incontro. L’azienda ha così chiesto di iniziare una causa davanti al Tribunale di Palermo per accertare l’illegittimità del comportamento dell’istituto di credito.

«Grazie alla consulenza di un esperto - aggiunge l’avvocato Palmigiano - abbiamo evidenziato che la banca, nel corso degli anni, aveva addebitato illegittimamente dei costi non dovuti che, se onorati, avrebbero soffocato l’azienda».

Alla fine il Tribunale di Palermo ha rivisto tutti gli estratti conto, verificato ogni addebito e ha rideterminano il saldo del conto corrente. In pratica, dopo avere effettuato tutti i conteggi, l’azienda non solo non aveva un debito di oltre 250 mila euro ma, anzi, era la banca a doverle restituire una somma di 5.089,21 euro.

«Le norme, i contratti e le clausole in ambito bancario spesso sono molto complesse per gli utenti - commenta l’avvocato Alessandro Palmigiano - e, a volte, si nascondono insidie che è difficile individuare se non si è esperti del settore. Per questo, davanti al sospetto di anomalie o di addebiti e costi eccessivi, riteniamo sia opportuno affidarsi alla consulenza di professionisti capaci di individuare errori e incongruenze che, come in questo caso, alla fine potrebbero rivelarsi determinanti per la sopravvivenza stessa dell’azienda».

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