PALERMO

I buttafuori della mafia: botte e consumazioni a sbafo dei boss

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Minacce su minacce, violenza, consumazioni a sbafo e avvertimenti mafiosi facendo espresso riferimento ai figli. Era questo il modo di operare degli 11 arrestati nell'operazione Octopus, che ha svelato la mano della mafia sui locali della movida, in particolare con l’imposizione dei buttafuori.

I boss, per sottolineare la loro indole e far capire chi comandava, avrebbero consumato in alcuni locali, ai quali imponevano i buttafuori, cibo e bevande per centinaia di euro senza pagare e non esitavano a picchiare qualora non fosse esercitato loro uno sconto. Cannata con Fazio, in una occasione, rivolgendosi a uno dei titolari che si rifiutava di praticare uno sconto disse: "Tu dovresti sapere a chi appartengo, io appartengo a Gaspare Ribaudo! Siamo tutti una famiglia. Non ti ricordi con chi sono venuto qui a mangiare e me ne sono andato senza pagare? Io le risse le faccio quando voglio! Qua sono tutte cose mie, il locale è mio!". Poi la violenza, il titolare del bar viene colpito e Cannata prosegue: "Tu lo sai che sei morto, domani veniamo con i grossi!".

E per essere più incisivi i boss tiravano in causa anche i figli dei titolari dei locali: "Tu hai dei figli, sono la tua vita, vero è? Il Signore ci deve guardare i tuoi figli", una minaccia: se non fai ciò che vogliamo noi "tocchiamo" i tuoi figli.

Mafia e locali notturni a Palermo, nomi e foto degli 11 arrestati

E poi, pressioni su pressioni come quando nel 2016 il boss Massimo Mulè, attraverso Andrea Catalano, volle imporre alla titolare e al responsabile della sicurezza di un locale l'assunzione di un loro buttafuori. "A me non m'interessa niente, tu mi devi mettere a Vincenzo! Chi ti resta fuori, ti resta fuori!", disse Catalano alla titolare e poi rivolgendosi al responsabile della sicurezza: "Ti spiego una cosa meglio… Tu hai due figli, sono la tua vita, vero è? Il Signore ci deve guardare i tuoi figli".

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