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LA COMMEMORAZIONE

Palermo ricorda l'agente Agostino: dopo 30 anni l'omicidio ancora senza colpevoli

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Foto di Marco Gullà

Palermo oggi ricorda l'agente di polizia Antonino Agostino, ucciso 30 anni fa - era il 5 agosto 1989 - insieme con la moglie Ida Castelluccio, (lei era incinta), sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini da sicari che esplosero colpi di pistola.

Sul luogo del delitto questa mattina la cerimonia solenne con la deposizione della corona di allora sulla stele dedicata a  «Nino e Ida». Poi, seguirà la messa in suffraggio nella parrocchia di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, a Palermo.

«A trent'anni dalla loro uccisione non c'è ancora una verità sui responsabili e sul perchè di quegli atroci delitti. Dobbiamo ricordare l’agente di polizia Antonino Agostino e la giovane moglie Ida non soltanto perchè è un dovere commemorare le vittime della violenza mafiosa, ma per un obbligo morale di appagare il desiderio di verità per papà Vincenzo e mamma Augusta, che da cinque mesi non c'è più, dopo un’esistenza spesa alla ricerca di giustizia per i loro cari», sottolinea il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

E sul Giornale di Sicilia di oggi, in un articolo a firma di Leopoldo Gargano, il punto sull'inchiesta sull'omicidio Agostino, ancora senza colpevoli a distanza di ben 30 anni. Tante piste, ma ancora nessun responsabile. Uno degli indagati principali è uscito per sempre dall'inchiesta, restano altri due personaggi di spessore sui quali la Procura generale sta valutando il da farsi.  Sotto inchiesta ci sono il boss Antonino Madonia e Gaetano Scotto, controversa figura di mafioso vicino ai servizi segreti.

Nell'indagine era coinvolto l'ex ispettore di polizia, con un passato pure lui nei servizi, Giovanni Aiello, soprannominato «Faccia da mostro» per una profonda ferita che gli deturpava il viso, morto due anni fa. Aiello venne identificato dal papà dell'agente Agostino durante un riconoscimento che ebbe toni alquanto tesi, dato che l'anziano testimone in aula indicò Aiello, quasi urlando, come l'uomo che poco prima del delitto era venuto a casa sua a chiedere notizie del figlio.

Vincenzo Agostino da quel 5 agosto ha deciso di non tagliarsi barba e capelli fino a quando non verrà fatta giustizia sul delitto del figlio. L'anziano padre è sempre stato convinto, e lo racconta al Giornale di Sicilia di oggi, che Antonino sarebbe stato ucciso perché aveva riconosciuto i mafiosi che lasciarono la borsa piena di dinamite davanti alla villa dell'Addaura del giudice Giovanni Falcone.

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