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LA SENTENZA

Migranti gettati in acqua e uccisi perché cristiani, tre assolti nel processo d'appello a Palermo

Furono accusati e condannati a 18 anni di carcere e un milione di euro di multa per avere ucciso i compagni di viaggio perché si rifiutavano di pregare Allah durante la traversata del Mediterraneo verso le coste siciliane: oggi la corte d'assise d'appello ha ribaltato il verdetto assolvendo Mohamed Kantina, Morizio Mouri e Kabine Konate (rispettivamente difesi dagli avvocati Giuseppe Brancato, Mario Caputo e Mauro Barraco).

Confermata, invece, la condanna a 18 anni per Ousman Camara, Kulibali Uma e Hamed Doumbia - anche loro rispondevano di omicidio - e la pena di 4 anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina comminata allo scafista del gommone Seckou Diop. Il processo nasceva dal racconto di alcuni migranti soccorsi a largo della Libia ad aprile del 2015.

Sbarcati a Palermo vennero interrogati dalla Squadra Mobile e raccontarono che, durante il viaggio in mare, alcuni nigeriani e ghanesi, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua perché cristiani, da una quindicina di altri "passeggeri", musulmani. Dalle minacce i musulmani sarebbero passati all'azione gettando in acqua dodici persone.

Gli imputati, accusati di omicidio plurimo aggravato, sono ivoriani, senegalesi e maliani. I legali degli imputati hanno sostenuto che i migranti sarebbero morti annegati perché il gommone su cui viaggiavano avrebbe cominciato a imbarcare acqua e sarebbero caduti in mare. I tre africani assolti sono stati scarcerati. (ANSA)

© Riproduzione riservata

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