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IL DELITTO DI PIAZZALE UNGHERIA

L'omicidio del clochard a Palermo, sabato i funerali per l'addio ad Aldo

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Aid Abdellah, il clochard ucciso a Palermo - Foto di Marcella Chirchio

I funerali di Aid Abdellah Aldo, il clochard trovato morto lunedì sotto i portici di piazzale Ungheria, a Palermo, si terranno sabato mattina. Domani sarà stabilito se sarà l’amministrazione comunale di Palermo a pagare le spese o una sottoscrizioni di commercianti che avrebbero raccolto le somme per l’ultimo saluto al senza dimora francese, ucciso con un colpo di spranga. La salma si trova all’obitorio dell’ospedale Policlinico.

Sul luogo dell’omicidio è stato anche oggi un via vai di persone. Tra loro i volontari dell’associazione Gli Angeli della Notte che lo hanno assistito in questi anni di permanenza a Palermo.

«Sono stati giorni dolorosi - dice Giuseppe Li Vigni - Anche oggi siamo stati accanto al nostro amico e fratello. È stata uccisa una persona buona che non chiedeva mai nulla e aveva tanto da raccontare».

A uccidere Aid Abdellah è stato un ragazzino di 16 anni e forse un 12enne che era con lui. Il ragazzo ha confessato, dopo che ieri era stato interrogato dai carabinieri, e oggi si trova in stato di fermo al centro d’accoglienza del Malaspina di Palermo. Al pubblico ministero della procura dei minori ha detto che non voleva uccidere il clochard francese di 56 anni, il pittore che viveva sotto i portici di piazzale Ungheria, nel centro di Palermo.

La notte di domenica scorsa voleva portargli via i soldi, qualche decina di euro, e il telefonino. L’ha colpito alla testa con una spranga, ma non pensava d’avergli fatto troppo male.

Il ragazzo era spesso accompagnato da cuginetti o fratellini, e nelle vie dello shopping chiedeva l’elemosina o rivolto a qualche avventore di bar un gelato. Anche domenica scorsa quando, dice l’accusa, ha colpito il clochard che forse già conosceva per rubargli una manciata di euro o per un banale litigio, era andato nelle strade illuminate del centro. Nel vicolo dove abita il sedicenne ci sono quattro bimbi di pochi anni che si rincorrono giocando.

Le case sono puntellate perché alcune sono pericolanti. Lì vivono aiutandosi o sopportandosi palermitani, bengalesi, molti africani e anche i Rom.

«Non vogliamo parlare - dice una di loro - Non abbiamo niente da dire». Poi un uomo si avvicina e dice: «Veniamo dalla Romania, il ragazzo arrestato è mio nipote. Non ha mai fatto nulla di male. Non sappiamo ancora cosa sia avvenuto».

I carabinieri hanno osservato le confuse immagini delle telecamere di sorveglianza che riprendevano quel luogo notturno, reso ancora più buio dall’ombra creata dai portici. Nelle immagini non si vede l’aggressione, né il minore con un oggetto contundente in mano. Sia la spranga con la quale sarebbe stato colpito l’uomo che il telefono del clochard non sono stati ancora trovati. Ma in poco tempo gli uomini dell’Arma sono riusciti a individuare il giovane e l’amico dodicenne, che per la sua età non è imputabile. Il piccolo, anche lui romeno, orfano, finora ha vissuto col fratello più grande e la sua compagna. Ora sarà mandato in una comunità alloggio.

Le scarpe insanguinate, insieme ad altri indumenti sequestrati nella casa di Ballarò, sono stati spediti al Ris di Messina per la comparazione del Dna.

Intanto, nel luogo dove Aid è stato ucciso, le persone continuano a deporre fiori, biglietti e ceri, mentre si è costituito un comitato cittadino per chiedere all’amministrazione comunale di intitolare i portici di piazzale Ungheria ad Aid Abdellah, il «custode» di un pezzo di marciapiede che morì a Palermo.

 

© Riproduzione riservata

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