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Fallimento Palermo, si stringono i tempi per perizie e udienza

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Maurizio Zamparini

PALERMO. E’ stata anticipata al 21 marzo l’udienza in cui le parti discuteranno davanti alla sezione fallimentare del Tribunale di Palermo sull’istanza presentata dalla Procura sul Palermo Calcio. L’udienza, inizialmente fissata per il 9 aprile, è stata fissata prima su richiesta di pm e società che vogliono mettere un punto fermo sulla vicenda. Entro martedì i consulenti del Tribunale dovranno depositare la perizia definitiva dopo le controdeduzioni di magistrati e avvocati, ma già nelle prossime ore il documento potrebbe essere a disposizione delle parti. Poi, mercoledì prossimo, si discuterà davanti al collegio composto da Giuseppe Sidoti, il presidente Giovanni D’Antoni e Raffaella Vacca.  Il Tribunale si riserverà la decisione.

Nei giorni scorsi, la Procura aveva presentato le sue controdeduzioni alla consulenza dei periti del Tribunale depositata il 28 febbraio scorso. Tanti i punti di contrasto tra la Procura e i periti del Tribunale. Intanto, i pm contestano la valutazione dei giocatori rosanero che per i Ctu valgono oltre 58 milioni di euro, sedici in più di quanto li ha valutati per conto del club di Zamparini la società Wallabies.

Ma soprattutto ben 39 milioni in più rispetto alla valutazione che lo scorso novembre aveva fatto il consulente della procura Alessandro Colaci nell'istanza di fallimento. La procura si è affidata alla valutazione di Tranfermarket, una delle più autorevoli fonti in materia. I tre professionisti nominati dal tribunale lo scorso dicembre Saverio Mancinelli, Daniele Santoro e Angelo Paletta hanno invece utilizzato un algoritmo.

L'enorme differenza di valutazione del parco giocatori, che è il principale asset che compone il patrimonio di una società di calcio, la considerevole riduzione dei debiti - quelli sì inconfutabili - con l'erario e l'incasso della prima tranche da 11,5 milioni di euro della vendita del marchio alla società lussemburghese, riconducibile a Maurizio Zamparini, Alyssa sono i tre punti più importanti della relazione che porta i periti del tribunale a concludere che l'attuale situazione finanziaria del club di via del Fante non è compatibile con lo stato di insolvenza.

Una conclusione molto diversa da quella a cui era giunto lo scorso novembre il perito nominato dalla procura Alessandro Colaci che mise nero su bianco una posizione debitoria di 63 milioni di euro con il fondato rischio che quest'anno le perdite salissero di altri 27 milioni. Per la Procura la situazione del Palermo è ancora critica perché è molto incerta l'entrata di 28 milioni di euro, prevista tra il 2018 e il 2019 per la cessione della Mepal (società che detiene il marchio) alla lussemburghese Alyssa. Per i magistrati la Alyssa sarebbe una società cartiera che non avrebbe le risorse per chiudere il debito con il Palermo.

«Il Palermo al 24 gennaio scorso non presenta i sintomi di un reale e attuale stato di decozione». Lo scrivono i consulenti tecnici della Procura - Daniele Santoro, Saverio Mancinelli e Angelo Paletta - nella perizia depositata alla sezione fallimentare.
Il collegio di Ctu ha esaminato i documenti ed effettuato gli accertamenti tecnici sulle posizioni debitorie e creditorie della società rosanero. «Appare, comunque, necessario - scrivono i Ctu - porre in evidenza che tale giudizio risulta essere stato condizionato sia dal fatto che, rispetto alle elaborazioni della Procura e del suo consulente, gli scriventi hanno potuto fare riferimento a un quadro di analisi storica e prospettica molto più ricco, sia dalla attuazione di interventi di natura finanziaria successivi alla presentazione dell’istanza di fallimento».

«Permangono - proseguono - una serie di criticità, ricostruite documentalmente dal collegio, con particolare riguardo ai seguenti aspetti: correttezza della rilevazione contabile di talune voci di bilancio; adeguatezza della giustificazione economica delle operazioni straordinarie con 'parti correlatè, compiute nel corso degli esercizi esaminati; irregolarità di talune garanzie rilasciate da 'terzì, nonché sulla non misurabilità della solvibilità degli stessi garanti».

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