GLI INTERROGATORI

Inchiesta a Bagheria: solo uno dei sei indagati non risponde al gip

BAGHERIA Solo uno dei sei indagati dalla Procura di Termini Imerese nell'inchiesta che coinvolge sindaco, vicesindaco e un assessore del Comune di Bagheria, imprenditori e funzionari comunali interrogati oggi, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Michele Guarnotta. In tutto a finire sotto inchiesta sono stati in 23.

Si tratta di Onofrio Lisuzzo, presidente di gara accusato di aver turbato le procedure di affidamento del noleggio degli automezzi da destinare alla raccolta dei rifiuti nel territorio di Bagheria. Una scelta tecnica, quella di Lisuzzo, che, spiega il suo legale, l'avvocato Salvo Priola, dipende dalla mancata conoscenza di tutti gli atti della inchiesta.

Hanno, invece, risposto al giudice, a parte il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, il cui interrogatorio è durato due ore, l'ex commissario della città metropolitana, Manlio Munafò, indagato per avere "concordato clandestinamente" il contenuto del bando di gara per l'affidamento del palazzetto dello sport, prevedendo una clausola di preferenza dei partenariati pubblico-privati per favorire l'associazione Nuova Aquila Palermo.

Al giudice, Munafò ha spiegato di avere allargato alle partnership pubblico-privato la platea dei soggetti che avrebbero potuto manifestare l'interesse all'affidamento dell'immobile per ampliare la partecipazione e aumentare i ricavi eventuali per l'ente. Peraltro, il bando per l'affidamento non è mai stato fatto e il palazzetto ad oggi non è utilizzato. Munafò è indagato insieme al legale rappresentante di Nuova Aquila Palermo e al sindaco di Bagheria.

Ha risposto al gip anche Domenico Chiappone, vigile urbano accusato di avere rivelato al sindaco l'esistenza di un esposto su un immobile abusivo riconducibile al cognato e di avere comunicato al primo cittadino che erano in corso accertamenti in sulla vicenda. Dati che Cinque avrebbe poi riferito al cognato. "Tutto nasceva da un'autodenuncia a firma del cognato del sindaco - ha spiegato Chiappone - che solo in un secondo momento si accertò non essere autentica. Certi che la firma fosse vera, ne parlai col sindaco non potendo immaginare che non sapesse nulla, visti i rapporti di parentela". Il vigile ha poi negato di avere ritardato gli accertamenti sull'immobile, sostenendo che vennero fatti a pochissimi giorni di distanza dalla falsa autodenuncia. "C'era un festivo in mezzo - ha detto - e noi attendemmo il primo giorno utile".

Ha risposto al gip anche Romolo Maggio, funzionario comunale accusato di avere, in concorso con Lisuzzo, turbato la gara per il noleggio dei mezzi destinati alla raccolta di rifiuti escludendo la società No.Ve.Ma. Maggio, inoltre, avrebbe affidato il servizio, oltre alle due imprese che avevano presentato l'offerta migliore, la Tes e la Ecotrucks, anche alla Ecogestioni che, secondo gli inquirenti, aveva presentato un'offerta tardiva e meno vantaggiosa.

La vicenda esce già ridimensionata dalla misura del gip che ha fatto notare come la esclusione della No.Ve.Ma fosse dipesa dal fatto che, interpellata, la ditta non aveva la disponibilità del mezzo. Quanto alle tre imprese "vincitrici" il giudice riconosce che ci fu una scelta di non scontentare nessuno dei partecipanti in quanto le offerte erano abbastanza simili e che tale scelta si sia rivelata più dispendiosa per il Comune.

In questo senso, per il giudice, si sarebbe alterato il confronto delle offerte e il gioco della concorrenza. "Non c'è nessun accordo collusivo", si è difeso Maggio, che ha però ammesso che nell'assegnazione venne commesso una errore e che comunque le offerte non erano molto distanti l'una dall'altra. Infine si è difeso davanti al gip anche il legale rappresentante dell'associazione Nuova Aquila Palermo, Salvatore Rappa.

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