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"Imprenditore vicino a cosa nostra", sequestro da 200 mila euro a Palermo

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Alessandro Cutrona

PALERMO. Beni sequestrati per duecentomila euro da parte della polizia, insieme al personale della sezione patrimoniale dell’ufficio misure di prevenzione della Questura di Palermo, ad Alessandro Cutrona, classe 1984, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, per la durata di 2 anni.

Cutrona è sospettato di appartenere a cosa nostra.  Su proposta avanzata dal questore di Palermo, Guido Longo, il Tribunale di Palermo - Sezione Misure di Prevenzione -, ha emesso il provvedimento con cui ha disposto, nei confronti di Cutrona, il sequestro di due attività commerciali di via Calderai, una operante nel campo della vendita di articoli casalinghi e di ferro, l'altra adibita a posto telefonico pubblico e internet point, e di un’autovettura.

L'uomo era già stato condannato per rapina aggravata e lesioni personali, in concorso (commessi nel 2005) , con ordinanza di custodia cautelare personale per due tentativi di estorsione, aggravati dall’utilizzo del “metodo mafioso” (commessi nel 2010). Dalle sentenze appena richiamate emerge che l’uomo, con Gaetano Presti, “si sia occupato dell’esazione della 'messa a posto', per conto di cosa nostra, indirizzando le richieste estorsive con una chiara evocazione del sodalizio e spendendone perciò la forza di intimidazione (dato l’espresso riferimento proprio alla messa a posto di un cantiere ed ai contributi per le famiglie dei detenuti)”.

Lo scorso 23 maggio, inoltre, Cutrona è stato arrestato nell’ambito dell’operazione della squadra mobile denominata “Maqueda” che ha permesso di disarticolare un gruppo armato, che per lungo tempo si era imposto sul territorio del centro storico di Palermo, terrorizzando i commercianti stranieri. Gli arrestati, vicini alle famiglie mafiose di “Palermo Centro”, erano ritenuti responsabili di decine di reati aggravati dal metodo mafioso e dalla discriminazione razziale.

Le indagini della Squadra Mobile avevano subito un impulso dopo l'arresto di Emanuele Rubino, 28 anni, accusato del tentato omicidio di Yusupha Susso, 22 anni, gambiano ferito il 4 aprile scorso con un colpo d'arma da fuoco alla testa dopo avere reagito all'ennesimo atto di sopraffazione. La vicenda ha provocato la ribellione della comunità di immigrati del centro storico, molti dei quali hanno denunciato le vessazioni subite. I commercianti e gli ambulanti del Bangladesh, che si sono ribellati ai soprusi, subivano continuamente rapine e violenze.

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