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PROCURA GENERALE

Inchiesta su voto di scambio, interrogato Cascio: mai comprate preferenze

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Francesco Cascio

PALERMO. Pacchi di pasta, forme di formaggio e lavoro per attacchini in cambio di voti. E' questa l'ipotesi dell'accusa che indaga su una vicenda che coinvolge anche il deputato regionale ed ex presidente dell'Ars, Francesco Cascio. Ieri il procuratore generale Luigi Patronaggio lo ha interrogato.

E’ infatti il pg a proseguire le indagini sul presunto voto di scambio a carico dell'ex numero uno di Palazzo dei Normanni, del senatore Marcello Gualdani (Ncd) e di altre cinque persone. L’indagine è stata avocata da parte della Procura generale, dopo che la Procura aveva chiesto l'archiviazione.

L'inchiesta nasce da alcune intercettazioni effettuate in un'indagine sullo spaccio di droga che coinvolse alcuni "attacchini" che, nelle elezioni regionali del 2012, avevano lavorato anche per Cascio. Nelle conversazioni si parlava di derrate alimentari fatte avere a una onlus che avrebbe dovuto distribuirle a cittadini in cambio di voti.

“Non ho mai nemmeno pensato di fare una cosa simile – ha detto Cascio –. In quella zona ho preso parecchi voti, come in tutti gli altri quartieri della città. Quello dove ho raccolto più preferenze è comunque il quartiere Politeama”.

La voce di Cascio (difeso dall'avvocato Enrico Sanseverino) venne intercettata una volta mentre parla con Gualdani che lo rassicura: " Le persone che vengono qua vengono già che sanno che devono votare, mi segui presidente? Io sono sereno". E Cascio risponde: "Gli abbiamo rotto il culo a Scoma. Andrea, le campagne elettorali, soprattutto quelle difficili come queste non si vincono con i mercenari, si vincono con l'affetto. Se non hai l'affetto delle persone puoi pagare quanto vuoi, la gente si fotte i soldi e poi se li spara per i cazzi suoi".

Secondo Patronaggio, sulla vicenda andrebbero fatti accertamenti più approfonditi. Nei mesi scorsi l'aggiunto Dino Petralia e i pm Alessandro Picchi e Sergio Barbiera avevano fatto richiesta di archiviazione. Il giudice delle indagini preliminari ritenne di non accoglierla e fissò l'udienza per la discussione, avvertendo, come prevede la legge, la Procura generale. Adesso il pg dovrà decidere se continuare le indagini o chiedere l’archiviazione.

© Riproduzione riservata

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