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L'INTERVISTA

Meningite, lo specialista: al 2° giorno di febbre consultare il medico

di
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Il dottore Tullio Prestileo

PALERMO. «In una situazione come questa, se dovessero perdurare casi di meningite, il problema degli effetti collaterali diventa trascurabile» e la «vaccinazione è una precauzione che assolutamente consiglio per il vantaggioso rapporto costo/efficacia», soprattutto per chi frequenta i cosiddetti locali della movida. E proprio ai gestori di pub e discoteche, l'invito è a «tenere areati i locali: il maggiore riciclo di aria determina una minore presenza dell' agente infettivo nell'aria stessa».

A parlare è Tullio Prestileo, medico dell'Unità Operativa di Malattie infettive dell'Ospedale Civico Benfratelli di Palermo, nonché presidente regionale di Anlaids, l'Associazione nazionale per la lotta all'Aids. «L'esordio di una meningite non è diverso da quello di un'altra malattia infettiva - sottolinea -. Quindi, davanti ad una febbre che si protrae per due o tre giorni, il consiglio è, al secondo giorno, di consultare il medico curante». Perché la tempestività è il fattore determinante.

Partiamo dalla domanda che tutti, in queste ore, si sono posti almeno una volta: quali sono i sintomi della meningite e come avviene il contagio?
«Proprio sulla sintomatologia bisogna essere attenti e chiari. L'esordio di una meningite non è diverso da quello di un' altra malattia infettiva: molte infezione possono provocare febbre, mal di testa e spossatezza. Questo, certamente, non significa che tutte le febbri, le spossatezze e le cefalee devono essere considerate sintomi precoci di meningite. Per fortuna, infatti, si tratta di una malattia rara e ha una presentazione stagionale: cioè, ci sono sempre grappoli di episodi vicini che, man mano, diventano più radi; proprio come è accaduta in Toscana e come sta per succedere anche a Palermo. Il cluster (raggruppamento, ndr) si fa rarefatto, fino poi a scomparire del tutto".

Tornando ai sintomi...
«Seppur molto rare, va ricordato che esistono le meningiti fulminanti, per cui può succedere che una presentazione clinica banale abbia un' evoluzione drammatica anche in 24-48 ore. In generale, però, davanti ad una febbre che si protrae per due o tre giorni, il consiglio è - al secondo giorno - di consultare il medico curante che, a sua volta, valuterà se si tratta di una semplice influenza, di una piccola bronchite o, al contrario, se si rendono necessari accertamenti più dettagliati. Quindi, da questo punto di vista, punterei su un' attenta osservazione di ciò che capita, con il coinvolgimento del medico curante».

Il contagio, invece, come avviene?
«È per via aerea. Soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, sono i luoghi chiusi o comunque con scarsa ventilazione e molto affollati a diventare sede prediletta per le emissioni degli agenti batterici (via aerea o salivare, ndr) e dunque de terminare facilmente il contagio. Perciò, raccomando l'importanza di tenere areati i locali: il maggiore riciclo di aria determina una minore presenza dell' agente infettivo nell'aria stessa».

Dunque, il motivo per cui l' assessorato regionale alla Salute, in queste ore, ha deciso di alzare fino ai 30 l' età di chi può fare il vaccino gratuitamente, è solo perché si tratta dei maggiori frequentatori di locali?

«In buona sostanza, sì. Proprio in assessorato, non oltre 15 giorni fa, ci ponevamo il problema se alzare o meno l'asticella dell'età relativa a chi dovesse usufruire del vaccino gratuito. Alla fine, ci è sembrato più efficace coprire proprio quella fascia di popolazione che frequenta maggiormente locali pubblici e discoteche».

E lei, il vaccino lo consiglia?
«Quando ci sono casi ravvicinati e numerosi di contagio, consigliare la vaccinazione è buona norma. Se passassero altri 15 o 20 giorni senza nuovi casi di meningite, comincerei a considerare meno seriamente l'opportunità del vaccino, ma non siamo ancora in questa fase. Anche se ogni allarmismo è inutile. Per le cose dette, comunque, se oggi io avessi tra i 18 e i 30 anni e fossi un abituale frequentatore di discoteche, pub o locali soprattutto al chiuso, valutando il rapporto tra costo biologico e beneficio della vaccinazione, propenderei certamente per la seconda: dunque, farei la vaccinazione. È una precauzione che assolutamente consiglio».

Posto che ci siano, quali sono le controindicazioni da vaccino?
«Questo è un argomento spesso non esente da polemiche. Il messaggio chiaro che deve arrivare è che qualunque procedura sanitaria - che sia una banale puntura di soluzione fisiologica intramuscolare o un intervento a cuore aperto - prevede sempre dei rischi. Va da sé, dunque, che essendo anch'essa una procedura sanitaria, la vaccinazione non è esclusa completamente da effetti collaterali. Per decidere di farla, dunque, occorre riflettere sul rapporto costo-efficacia di cui le dicevo prima: in una situazione come questa, con un perdurare dei casi di meningite, il problema degli effetti collaterali diventa trascurabile, seppur da considerare».

È l'unico rimedio?
«Sì. Insieme all'invito ai gestori di locali di creare situazioni di ventilazione forzata e aperta all' esterno: la circolazione dell' aria, ribadisco, la fa diventare più salubre».

Dottore, in ultima battuta parliamo degli effetti della meningite: dalla morte agli eventuali residuati...
«Si tratta di una patologia molto grave, con un alto tasso di letalità. Va sottolineato, però, che lo spettro della malattia è molto vario, dunque anche la sua evoluzione. Mi spiego meglio: se ci troviamo davanti ad un paziente con una diagnosi precoce dell' insorgere della meningite, questa si può curare, guarisce e non lascia residui. Se, invece, come accaduto nei casi palermitani adesso in estate e in quelli fiorentini durante la primavera, la diagnosi non è tempestiva, la probabilità di morte aumenta considerevolmente. Insomma, bisogna essere attenti nel cercare di arrivare alla diagnosi nel modo più veloce possibile. E concludo sui residuati da meningite: sono rari, ormai. Quello che nell'immaginario collettivo è il ricordo delle problematiche neurologiche post-meningite, ora non succede più: una volta fatta la diagnosi in modo precoce, il trattamento trova efficacia e la risoluzione non lascia problemi».

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