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OPERAZIONE "BLACK CAT"

"Siamo i padroni...". Nelle intercettazioni i nuovi assetti della mafia

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PALERMO. Da una parte l’orgoglio mafioso (“siamo i padroni”), dall’altra l’amara costatazione che i “picciotti” sono rimasti pochi (“non ce ne è più gente”). E’ uno spaccato di Cosa nostra pieno di contraddizioni quello che emerge dalle intercettazioni dell’operazione Black Cat nella provincia di Palermo.

Quando parlano di estorsioni, due indagati prima fanno la voce grossa: “Noialtri la dobbiamo finire di parlare con la bocca.. ora qua … ora qua si deve fare con i fatti… i fatti… perché è giusto che dobbiamo fare i fatti… si deve dare … ad uno ad uno .. noialtri ci dobbiamo dare da fare".

Forti del fatto di far parte della compagine mafiosa vincente a Cerda, pensavano di poter permettersi di fare qualsiasi azione senza problemi: "Se… vero noialtri abbiamo le carte qua.. io sono con te vero che sono con te… che sono attaccato con te e problemi non ne abbiamo… giusto non ne abbiamo noialtri problemi..”. Pronta la risposta "Siamo appoggiati bene! E siamo i padroni.. siamo i padroni noialtri..".

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I “padroni” si spaventano però delle cimici (“sono dappertutto”) e degli arresti che hanno decimato Cosa nostra. In particolare, uno degli indagati spiega al suo interlocutore la nuova evoluzione organica della mafia in provincia che nel 2012 stava attraversando una fase di riorganizzazione e che gli esponenti di vertice avevano estromesso alcuni dei vecchi mafiosi pentiti o ristretti in carcere, collocando persone nuove ai vertici in modo da avere un soggetto fidato per ogni paese.

“Ti dico qual è il problema – spiegava - non c'è niente.. ora .. gente non ce n'è più quasi a nessuna parte.. perciò tu.. da un paese ad un altro paese.. se prima non si sistemano tante cose … non è che sei arrivato e .. chiudi la situazione… hai capito.. ora si sta cercando di nuovo di mettere in moto la situazione.. perché non ce ne sono più persone.. non ce n'è più persone… però ci vuole il tempo… ci vuole il tempo perché.. ora c'è quello a Caltavuturo.. c'è quello a Polizzi.. c'è quello a Castellana… c'è quello a Termini… c'è quello a Palermo.. c'è quello… ouh… hai capito… ouh.. cercando di unire di nuovo la cosa… unire la cosa nel senso di avere un cristiano per ogni paese”.

Il “problema”, spiega ancora, è che “ci vogliono persone giuste”.  “Non ce n'è più gente di quelli… quelli chi è in galera.. chi è pentito .. chi è questo chi è quello… non ce n'è più.. hai capito… c'è ad esempio che da quello non si possono avvicinare perché.. perché non ci possono andare.. perché è sorvegliato.. fare e dire… e la gente non ci possono andare.. però ora si deve cercare di mettere la cosa in moto di nuovo.. e si mette in moto.. si mette in moto.. ed è questo il problema… il problema è questo di là.. perché i tempi di una volta sono finiti”.

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