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LA STORIA

Due donne migranti con due gemellini ospiti a Palermo a «casa» del vescovo

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«Ogni tanto vedo quei bambini girare per le grandi stanze mentre svolgo le mie attività», racconta compiaciuto monsignor Lorefice

PALERMO. Accolti a casa del vescovo. E sembrano sentirsi decisamente a proprio agio quei gemellini di un anno e mezzo circa, che sbucano fuori dagli stanzoni del palazzo arcivescovile, catturano una carezza di suore e sacerdoti in quella che è diventata straordinariamente per un po' la loro casa.

Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo da meno di un mese, aveva promesso che l'episcopio sarebbe diventato una casa aperta a tutti e così è stato. L'occasione gli è stata data dall'ultimo ingente sbarco di migranti, avvenuto al porto di Palermo lunedì mattina.

Dalla scaletta del mercantile norvegese «Siem Pilot», del dispositivo Frontex, assieme a quasi mille persone provenienti da vari Paesi africani e soccorsi nel Mediterraneo tra Natale e Santo Stefano, sono scesi anche loro, i due bimbi nigeriani con la loro mamma, Francesca, e Preziosa (questo il significato del suo nome), 19 anni, anche lei nigeriana e un bagaglio di tragedie troppo pesante da portare da sola.

Questa ragazza in stato di shock, tra le lacrime e i singhiozzi, ha cercato rifugio tra le braccia di un «volontario» speciale giunto al molo Piave.

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