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Beni confiscati, nuovo ordine al Tribunale di Palermo: stop agli incarichi ad amici e parenti

PALERMO.  Niente incarichi ai parenti e agli «intimi amici» di magistrati e cancellieri. Né per decine di migliaia né per centinaia di euro. Il nuovo presidente delle misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Mario Fontana, è costretto a tirare il freno, «nero su bianco», pubblicando una circolare i cui contenuti, con ogni probabilità, saranno estesi pure alle altre sezioni a rischio, soprattutto del civile e del fallimentare, ma non solo.

 

In attesa dell’arrivo, previsto per stamattina, dei consiglieri del Csm, che puntano dritti ai trasferimenti d’ufficio dei magistrati coinvolti nell’affaire della gestione dei beni confiscati e sequestrati, Fontana mette tutto per iscritto. E decide che, «allo scopo di garantire la assoluta trasparenza e di rendere evidente che le scelte operate sono protese esclusivamente al perseguimento dell’interesse pubblico», gli amministratori giudiziari dei beni tolti alla mafia «dovranno avvalersi solo dei collaboratori strettamente necessari all’espletamento dell’incarico e dovranno selezionarli solo in base alla competenza ed alla affidabilità, anche etica, escludendo persone che abbiamo legami di parentela o di intima amicizia con i magistrati o con il personale della cancelleria della sezione».

La circolare è appesa da ieri nella cancelleria della sezione nell’occhio del ciclone, messa a soqquadro, un paio di settimane fa, dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, spediti dai pm di Caltanissetta alla ricerca di prove delle presunte «combine» tra giudici e amministratori.

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