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IL DELITTO IN DISCOTECA

Il padre di Aldo Naro: «Ci sono ancora troppe ombre sulla morte di mio figlio»

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Dopo la chiusura delle indagini per altre 13 persone, chiesti nuovi accertamenti: «Una rissa anomala, in cui solo lui rimase ferito. Fu un pestaggio»

PALERMO. C' è un'ombra atroce che, a dispetto dei grandi risultati ottenuti grazie alle indagini e oltre al dolore per la perdita di un figlio di appena 25 anni, ancora li tormenta: «Perché tanta violenza, perché questo accanimento, feroce e crudele, contro una persona inerme? La sensazione - questo dice Rosario Naro, il padre di Aldo, il ragazzo ucciso nella discoteca Goa, lo scorso febbraio - è che ancora tutta la verità non sia venuta fuori».

Sotto processo per l'omicidio c'è un diciassettenne, mentre la Procura ordinaria ha appena chiuso l'inchiesta a carico di altre tredici persone - accusate di rissa e favoreggiamento - tra le quali c'è anche il titolare del locale dello Zen, Massimo Barbaro.

«Siamo grati alla Procura e ai carabinieri per il loro lavoro - continua Naro - ma per noi mancano ancora dei tasselli. Quella sera ci fu un pestaggio, tanto che l' unico ferito, e fatalmente, è stato nostro figlio... Una rissa anomala, in cui nessuno ha riportato neppure un graffio. Nella ricostruzione che emerge ora ufficialmente, non è chiaro cosa abbia scatenato una rappresaglia così violenta contro nostro figlio. E aspettiamo, con fiducia, altri accertamenti e una verità completa, perché Aldo possa avere davvero giustizia».

La famiglia si è costituita parte civile nei procedimenti con l'assistenza degli avvocati Nino Caleca, Roberto Mangano e Pier Carmelo Russo.

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