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IL CASO

Rap, il presidente Marino respinge gli attacchi sulle ferie: "Posso lavorare anche dall'America"

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PALERMO. Dopo nemmeno 3 squilli, il presidente della Rap Sergio Marino, risponde al telefono. Dalla sua imbarcazione, sul mare dell’isola di Cefalonia, in Grecia, è riuscito a seguire ogni passo della bufera che sta coinvolgendo l’ex municipalizzata in queste ultime settimane. A partire dall’ ultimatum del sindaco che sbotta annunciando che “il Comune non darà più soldi alla Rap”, continuando per l’emergenza rifiuti che ha visto una città grande come Palermo immersa tra i sacchetti, passando per i mezzi che continuano a guastarsi senza sosta, fino ai roghi continui dei cassonetti. Dulcis in fundo, adesso arriva anche la polemica per le ferie del presidente. Ferie fortemente criticate dal consiglio comunale, dalla Cgil, e dai cittadini, che hanno interpretato la scelta di Marino, come una “dimostrazione di menefreghismo”. Ma Marino controbatte. “Io sono il presidente dell’azienda, posso lavorare anche dall’America. Mi sembra di possedere tutte le capacità necessarie ad esercitare il mio ruolo, anche a chilometri di distanza. Tutte queste polemiche, tutte queste accuse, violano la mia privacy”. Una vacanza che – a detta del presidente - era già prevista da più di un mese. “Le mie vacanze erano già state organizzate più di un mese fa. I giornalisti, o tutti coloro che adesso mi puntano il dito contro, non vanno in ferie d’estate? Io non devo salire su un camion per pulire – continua -, io devo amministrare, e sono capace di farlo anche da lontano”.

Un tono arrabbiato e infastidito, ma a tratti anche dispiaciuto, soprattutto quando la discussione si sposta sull’invito del sindaco a “procedere al licenziamento di quei dirigenti che entro una settimana non avranno dato risposte efficienti”, come ha affermato il primo cittadino in una intervista pubblicata ieri sul Giornale di Sicilia. “O lo faccio, o me ne vado – ha affermato con convinzione -. Io ho intenzione di ascoltare il sindaco, ascoltare e seguire la procedura, e andare a fondo dove è necessario. Abbiamo dato degli obiettivi chiari, chi non li rispetta e non li raggiunge è fuori. Ovviamente – continua -, dovrò motivare tutte le scelte che farò”. Dispiaciuto, soprattutto per le famiglie di quei “dirigenti fannulloni” – come li ha definiti Orlando – che potrebbero essere licenziati, e commenta: “Dispiace, ognuno di noi ha una famiglia…”. Ritornando alla situazione di emergenza di questi ultimi giorni, il discorso si fa più “pratico”. Un’emergenza che, tra l’altro, si è sviluppata in mezzo ad altre polemiche: da un lato, il presidente che ha accolto l’ultimatum e le richieste del sindaco, ma che ha additato il personale “cui dovrebbe interessare più di tutti il benessere dell’azienda” – come ha dichiarato -, dall’altro, i sindacati in allarme, come la Cgil, che ha puntato il dito sugli investimenti annunciati e mai realizzati della società e, in merito alle accuse di Marino sui dipendenti, ha invitato il presidente a non “scaricare la colpa sui lavoratori”. Ma Marino insiste anche sui mezzi. “Abbiamo avuto guasti, e purtroppo quelli sono molto frequenti. Il problema degli automezzi vecchi e malandati – sottolinea - è un problema di sempre, purtroppo”. E in merito all’emergenza rifiuti. “A me dicono che è finita. Dalle foto che mi mandano, mi pare superata. E’ chiaro che – continua -, qualche piccola situazione, o itinerario scoperto sarà rimasto. Ma stiamo recuperando. Non siamo in condizioni disastrose”

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