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Viaggio allo Zen che non s’arrende, la resistenza dei residenti del quartiere: «Veniteci a trovare»

L'omicidio Mazzè, accanto allo shock di chi ha udito gli spari c’è il coraggio di chi vuole andare avanti: «Anche se sembra essere tornati indietro di anni»

PALERMO. C’è lo shock di chi si trovava in casa a cucinare quando ha sentito il rimbombo degli spari, ma anche la caparbietà di chi allo Zen ha sempre lavorato per il riscatto di un quartiere abbandonato a se stesso e ora continuerà a lavorare con ancora maggiore lena. Certo è che un agguato in pieno giorno, davanti a un panificio, in una delle strade principali del quartiere Zen, ribattezzato San Filippo Neri, crea sgomento e rabbia. Perché ancora una volta si torna a parlare di questa periferia per fatti di cronaca nera, perché è la dimostrazione che in assenza di Stato c’è un’amministrazione parallela che amministra, che si fa giustizia da sé. Se la gestione dell’acqua, degli alloggi popolari, tanto per fare un esempio di cronaca, è stata in mano a organizzazioni criminali, vuol dire che si è creato un antiStato sociale.

Sono tante le associazioni che si spendono per il sostegno scolastico e l’arricchimento culturale di bambini e ragazzi, costruendo con loro e attorno a loro quella bellezza di cui la loro vista è stata privata, tra cumuli di rifiuti e palazzoni paradigma del degrado sociale. Sono state loro le prime realtà a sostenere il moto di indignazione di gran parte del quartiere davanti all’omicidio del giovane medico Aldo Naro, in una discoteca, per il quale è stato arrestato un giovane dello Zen.

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