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OMICIDIO IN DISCOTECA

Il 17enne al Malaspina: ho ucciso io Aldo
Il racconto del maledetto venerdì notte

Nelle fasi concitate dello scontro fatto di scambio di colpi e spintoni Aldo Naro è finito per terra. Ma non è riuscito a rialzarsi perché uno dei ragazzi del branco lo ha colpito con un calcio alla tempia

PALERMO. Quando ha capito di essere ormai braccato ha cominciato a girovagare per la città. E alla fine ha preso la strada del carcere minorile di Malaspina. "Sono venuto a costituirmi. Sono io quello che cercate".

Poche parole che sembrano avere chiuso il caso di Aldo Naro, il medico di 25 anni appena laureato, ucciso con un calcio alla testa davanti a centinaia di persone durante una festa di carnevale in una sala della discoteca Goa di Palermo. Il presunto assassino, a lungo interrogato da un magistrato della Procura per i minori, sarebbe un ragazzo di 17 anni: l'elemento più focoso di un branco del quartiere Zen che venerdì notte si è "imbucato" nel locale.

In quel momento al Goa ci sarebbero state almeno 600 persone che partecipavano a diverse feste in maschera. Un centinaio quelle che con Naro si erano ritrovate in un privé. Si scherzava, si beveva, si ballava. Naro festeggiava tra l'altro la laurea in medicina conseguita con la lode e l'ammissione alla specializzazione in cardiologia.

"Voleva salvare tante vite umane, era innamorato della vita" ha detto il vescovo di Caltanissetta, Mario Russotto, durante i funerali del giovane nella chiesa madre di San Cataldo nella quale si sono ritrovate nel pomeriggio migliaia di persone, i familiari e una folla di amici. Sulla bara il camice bianco che Aldo non ha fatto in tempo a indossare e un cuscino di rose rosse con un pensiero struggente della fidanzata Simona: "I nostri sogni resteranno per sempre nel mio cuore".

Davanti alla chiesa su uno schermo la scritta che è diventata una pagina di Facebook, "Io sono Aldo Naro", ripetuta durante una fiaccolata in paese e stampata su una t-shirt poggiata sul banco accanto alla madre. Questa maglietta, diventata il simbolo di una tragedia senza un perché, sarà portata domani a Palermo in un'altra fiaccolata.

Proprio mentre l'affetto e il dolore di due città salutavano Aldo Naro, il suo presunto assassino usciva allo scoperto, incastrato da centinaia di testimonianze sui momenti fatali di quella notte in discoteca. Il gruppo dello Zen, un quartiere diventato l'emblema di una condizione sociale dominata dal degrado e da una diffusa criminalità legata allo spaccio di droga, si era presentato in discoteca ed era riuscito a superare ogni controllo malgrado non fosse invitato ad alcuna festa. I giovani hanno prima fatto un giro tra le sale e poi si sono "imbucati" in quella dove si trovavano Aldo e i suoi amici.

All'improvviso qualcuno si è accorto che era scomparso un cappello da cow boy. Il sospetto si è indirizzato verso i ragazzi dello Zen sospinti fuori dalla sala. Nelle fasi concitate dello scontro fatto di scambio di colpi e spintoni Aldo Naro è finito per terra. Ma non è riuscito a rialzarsi perché uno dei ragazzi del branco lo ha colpito con un calcio alla tempia. Tanto violento da provocare un'emorragia cerebrale e poco dopo la morte. Si può spegnere così la vita di un giovane pieno di sogni e di speranze? La risposta del vescovo Russotto non trova motivazioni diverse da questa: "I tempi che viviamo sono violenti, malvagi. Sembra proprio che la malvagità abbia preso il sopravvento".

© Riproduzione riservata

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