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L'OMICIDIO DI PALERMO

Si è costituito il diciassettenne
che avrebbe ucciso Aldo Naro

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PALERMO. Si è costituito direttamente nel carcere minorile Malaspina di Palermo un giovane di 17 anni che avrebbe confessato di essere l'autore dell'uccisione di Aldo Naro, il medico di 25 anni morto con un calcio alla nuca, nel corso di una rissa avvenuta venerdì notte nella discoteca Goa.

Il ragazzo, che è del quartiere Zen, viene ascoltato da un magistrato della Procura minorile alla presenza dei carabinieri del nucleo investigativo che erano già risaliti al responsabile della mortale aggressione. I carabinieri, attraverso le immagini del sistema di videosorveglianza e le testimonianze delle persone presenti all'interno del locale, avevano già ristretto il cerchio dei sospettati su cinque giovani dello Zen e perquisito l'abitazione del diciassettenne, che però si era reso irreperibile.

Il gruppo di ragazzi dello Zen si era "imbucato" all'interno della discoteca, che si trova nello stesso quartiere, dove era in corso una festa di carnevale. La lite sarebbe stata originata dal furto di un cappello di cow boy che indossava un ragazzo che faceva parte della comitiva del giovane medico, che si era appena laureato con il massimo dei voti e la lode. Nel corso della rissa Aldo Naro sarebbe stato colpito con un calcio alla nuca mentre si trovava a terra tramortito dai pugni.

Il ragazzo sarebbe stato ormai braccato dai carabinieri. I militari da giorni tenevano sotto controllo l’abitazione. Non poteva più scappare e gli investigatori erano sulle sue tracce da giorni. Da quando avevano visto i filmati e sentito i tanti testimoni che hanno assistito al pestaggio e al calcio alla nuca che ha stroncato la vita di Aldo Naro.

Il giovane in questi giorni si sarebbe allontanato, girovagando per la città, forse aiutato da qualcuno. Ma il giovane 17 enne palermitano residente allo Zen incensurato alla fine non ha avrebbe retto all’assedio e si è consegnato ai carabinieri presentandosi al carcere Malaspina. Ha detto al piantone del carcere “sono io quello che cercate”.

E’ stato sentito dai pm Claudio Camilleri, Sirio De Flammineis, e Carlo Marzella, che coordinano le indagini. Indagini seguite passo passo dall'aggiunto Claudio Corselli e dal procuratore Franco Lo Voi. Per arrivare al giovane gli investigatori avrebbero seguito una testimonianza, quella di uno dei presenti alla festa di venerdì sera che aveva riconosciuto in uno dei fermoimmagine delle telecamere di sorveglianza il sospettato.

Le indagini proseguono per accertare quali sono stati i complici che hanno consentito al giovane di fuggire e lo hanno aiutato in questi giorni. Nelle ultime 48 ore cinque giovani dello Zen erano tenuti sotto torchio dai militari. Cinque che hanno preso parte alla rissa. Per loro e per i buttafuori del locale la vicenda non si è ancora chiusa.

Contemporaneamente a San Cataldo si erano da poco conclusi i funerali di Aldo. Ad ospitare le esequie la chiesa Madre del paese, gremita di gente. A celebrare il vescovo Mario Russotto. Sulla bara è  stato poggiato un camice bianco. Presenti le massime autorità della Provincia, e anche tutto il clero della diocesi. Composto il dolore della famiglia.

"Migliaia di giovani - ha detto monsignor Russotto nella sua omelia -, non solo in Sicilia ma in tutta Italia, si sono chiesti come è possibile morire per festeggiare una laurea, come è possibile morire nel terzo millennio per l'inciviltà di altri giovani. Dobbiamo aiutare Dio a costruire insieme a lui la civiltà dell'amore, perché noi adulti gli abbiamo consegnato una società di furbi, pronti a scendere a compromessi. I giovani possano costruire la società che noi abbiamo distrutto".

© Riproduzione riservata

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