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Cattedrale negata al figlio di Graviano, il centro Puglisi: è sbagliato

Maurizio Artale: "Ma chi ha preparato al corso il giovane avrà, del resto, già avuto gli strumenti per capire che scegliendo di cresimarsi il ragazzo ha disconosciuto il percorso mafioso del genitore"

PALERMO. "Questa non è la Chiesa dell' accoglienza che predica Papa Francesco, bisogna anche avere il coraggio di fare certe scelte e questo ragazzo è stato discriminato". Così Maurizio Artale, presidente del centro Padre Nostro di Brancaccio, fondato dal Beato Pino Puglisi, ha commentato la decisione del cardinale Paolo Romeo di negare al figlio del boss Giuseppe Graviano, la celebrazione della cresima nella cattedrale di Palermo.

Graviano è stato condannato all'ergastolo per essere stato il mandante dell'omicidio di padre Pino Puglisi, le cui spoglie sono custodite proprio all'interno della Cattedrale. Il figlio del boss potrà comunque ricevere il sacramento ma non in Cattedrale, insieme agli altri compagni del Centro educativo Ignaziano (Cei).

Una scelta che Artale critica: "Vorrei ricordare l'episodio di Corrado - dice - un bambino di Brancaccio che era costretto dal padre a rubare. Padre Puglisi non dava colpe ai ragazzi, sapeva quanto erano condizionati dall'ambiente, senza mai sottrarre significato alla legge e alle regole, ma non ha mai negato a ragazzi come Corrado, ad esempio, il diritto di ricevere la comunione. La cresima, poi, è un sacramento diverso dal battesimo o dalla prima comunione, perché viene fatto in età adulta e non è altro che la conferma, da parte di chi lo riceve in prima persona e non dai genitori, della scelta di essere cattolico. Chi si accosta a un sacramento come la cresima ha già scelto di seguire l'esempio di Cristo e di padre Puglisi, in antitesi alla mafia".

Per Artale "se si voleva evitare davvero la strumentalizzazione del caso, allora sarebbe stato più sensato officiare la cresima con tutti i ragazzi del corso in un'altra parrocchia". "Così, purtroppo, suona come una scappatoia del tipo 'lontano dagli occhi lontano dal cuore'. Senza contare che scegliere una forma di celebrazione privata - spiega Artale - fa ripiombare indietro nel tempo, quando i sacramenti venivano officiati dalla Chiesa ai nobili in forma ristretta. Certe scelte invece devono essere pubbliche e vanno condivise, con tutto il coraggio richiesto, specie ora che Papa Francesco chiede una chiesa aperta a tutti, a meno che non si abbiano dubbi sulla condotta del ragazzo".

"Ma chi ha preparato al corso il giovane avrà, del resto, già avuto gli strumenti per capire che scegliendo di cresimarsi il ragazzo ha disconosciuto il percorso mafioso del genitore - conclude Artale - Non si può chiedere a un figlio di rinnegare il padre, ma gli si può chiedere di rinnegare quello che il padre ha fatto. E, magari, pronunciare in un'occasione pubblica come quella un'omelia contro la mafia, lodando la scelta di cambiamento del giovane".

Don Stabile: segnale Chiesa. Il no alla cresima in cattedrale per il figlio del boss Giuseppe Graviano, mandante dell' uccisione di don Pino Puglisi, è un "segnale" che la chiesa manda alla società. Lo dice don Francesco Michele Stabile, storico della chiesa e presidente della commissione arcivescovile che ha promosso la causa di beatificazione di don Puglisi e il riconoscimento del suo "martirio cristiano".

"La scelta della Curia - dice don Stabile - non è un atto di discriminazione verso il ragazzo. Non gli si nega la cresima ma l'uso di un luogo che accoglie le spoglie di don Pino, e quindi è un simbolo della resistenza alla mafia. Padre Puglisi è morto per avere affermato questa libertà in nome del Vangelo". "La cresima - aggiunge Stabile - è un sacramento, un atto religioso che richiede una scelta di vita. Giuseppe Graviano ne ha fatto una contraria. E tutto ciò non può restare senza conseguenze. Il messaggio della chiesa è chiaro ed è rivolto non solo al ragazzo e alla sua famiglia ma all'intera società".

© Riproduzione riservata

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