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Rischio attentato per Di Matteo, rafforzata la protezione

Gli strumenti sono i bomb jammer, montati sui blindati italiani in Afghanistan. Dopo le ultime rivelazioni dell'aspirante pentito Vito Galatolo, che ha parlato di un progetto di attentato pianificato da personaggi esterni a Cosa Nostra e dell'arrivo di un carico di esplosivo in città, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha convocato una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza

ROMA. Accelerazione per fornire la scorta del pm Nino Di Matteo del bomb jammer, il dispositivo che neutralizza gli ordigni radiocomandati a distanza. Un apparecchio montato sui blindati italiani in Afghanistan, per dare l'idea dell'aria che si respira a Palermo. E poi interventi per blindare gli uffici giudiziari del capoluogo siciliano.

Dopo le ultime rivelazioni dell'aspirante pentito Vito Galatolo, che ha parlato di un progetto di attentato a Di Matteo, pianificato da personaggi esterni a Cosa Nostra e dell'arrivo di un carico di esplosivo in città, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha convocato una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza, cui hanno partecipato anche il collega Andrea Orlando, i vertici di servizi e forze di polizia, il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato e gli altri magistrati nel mirino, tra cui lo stesso Di Matteo.

La minaccia è presa «molto sul serio», come ha spiegato il direttore del Dis, Giampiero Massolo. Ci sono state perquisizioni in questi giorni a Palermo per cercare l'esplosivo, ma senza risultati. Si è dunque ragionato - nel corso della lunga riunione al Viminale, durata quasi tre ore - su come potenziare la tutela sulle toghe minacciate.

Le misure di protezione per Di Matteo è già al massimo livello: i suoi "angeli custodi" sono gli specialisti del Gis dei carabinieri (10 circa), che hanno tre auto blindate. C'è anche il cosiddetto "anticipo", un'auto che precede il convoglio di scorta al magistrato durante i suoi spostamenti.

Quando tuttavia si parla di chili di tritolo pronti, la mente va agli attentati contro Falcone e Borsellino: in quei casi la scorta non è servita. Per questo nei mesi scorsi era stato proposto a Di Matteo addirittura di utilizzare un blindato Lince per muoversi, come i militari in missione. Ma il pm aveva rifiutato.

L'accorgimento sul quale si punta è dunque il bomb jammer. Se ne parla da tempo, il dispositivo - dal costo elevato - è disponibile, ma finora non sono stati superati problemi tecnici che ne hanno sconsigliato l'uso: l'apparecchiatura, infatti, emette forti onde elettromagnetiche dannose per la salute ed un uso continuativo, come quello che sarebbe previsto a Palermo, sarebbe problematico. Della cosa si è discusso ampiamente al Viminale e, a quanto si apprende, l'orientamento sarebbe quello di procedere.

«Abbiamo deciso - ha fatto sapere Alfano - di utilizzare ogni mezzo, ogni tecnologia usata in ogni parte del mondo, a tutela dell'incolumità dei magistrati di Palermo. Fin qui - ha ricordato - abbiamo destinato loro tutta la forza di cui lo Stato dispone in termini di mezzi e di uomini. Numero e qualità degli uomini a protezione dei magistrati rispondono a criteri di eccellenza». L'altro punto sul quale si è deciso di intervenire è quello della sicurezza degli edifici che ospitano gli uffici giudiziari, anch'essi a rischio nel caso di attentati esplosivi.

«Ho convocato 'ad horas' - ha detto Orlando - un incontro con i rappresentanti del Comune e degli Enti locali per accelerare gli interventi».

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