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PALERMO

È Vito Galatolo il boss che ha dato
l’allarme attentato contro Di Matteo

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È stato il reggente della famiglia dell’Acquasanta a parlare del progetto di attentato al magistrato di Palermo

PALERMO. A parlare del progetto di attentato contro i pm di Palermo e contro Nino Di Matteo è stato un boss di prima grandezza, Vito Galatolo, reggente della famiglia dell’Acquasanta, appartenente a una dynasty di capimafia e stragisti irriducibili, fedelissimi dei Corleonesi, ma che ha già contato due collaboratori di giustizia: e una, Giovanna Galatolo, è la sorella di Vito, figlia, come lui, dell’anziano patriarca Vincenzo, detto Enzo il Tripolitano, componente della commissione mafiosa e condannato per le stragi del ’92.

È stata l’autorevolezza della fonte a suscitare l’allarme più alto degli ultimi mesi, dopo gli anonimi e le «confidenze» provenienti da personaggi ritenuti poco affidabili. Vito Galatolo è considerato anche lui un irriducibile e non è un pentito: finora avrebbe reso una dichiarazione singola, diretta proprio ad evitare la possibile realizzazione di un attentato contro il magistrato impegnato nel processo sulla trattativa Stato-mafia, visto ormai come un simbolo nella lotta alle collusioni tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni.

Lo avrebbe fatto, il boss detto «U picciriddu», 41 anni, per scongiurare un fatto di sangue gravissimo, togliendosi così «un peso dalla coscienza», a quasi cinque mesi dal suo arresto, avvenuto nell’ambito dell’operazione Apocalisse. E con ogni probabilità anche per impedire l’eventuale commissione di qualcosa la cui responsabilità penale sarebbe potuta comunque ricadere su di lui, visto che era stato il coordinatore dell’operazione. Non ha fatto comunque ritrovare alcunché, Galatolo: né tritolo né armi, così come gli investigatori speravano.

 

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