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Mignani: «C’è grande delusione, ma il futuro resta lo stesso roseo»

Al Penzo potrebbe essere stata l’ultima gara del tecnico col Palermo: «Mi dispiace per queste due sconfitte»

I buoni propositi del postpartita di lunedì sono evaporati dopo 195 secondi: tanti ce ne ha messi Tessmann a segnare l’1-0, con una dinamica identica alla marcatura di quattro giorni fa di Pierini. Mignani si lecca le ferite per la sconfitta, consapevole che questa potrebbe essere stata la sua ultima partita in rosanero: il City Group si prenderà qualche giorno per decidere, esattamente come aveva fatto dodici mesi fa con Corini (poi confermato), ma l’avvicendamento in panchina non ha dato i frutti sperati e la scelta di riproporre il modulo rivelatosi vincente contro la Sampdoria (3-4-2-1 con Brunori largo a sinistra e Gomes in panchina) non ha pagato.

A deciderla è stato l’approccio dopo il via: il Palermo non ha nemmeno avuto il tempo di organizzarsi che il Venezia lo ha colpito a morte, per poi gestire abbastanza agevolmente il match. Uniche eccezioni il bel colpo di testa di Segre a metà primo tempo e l’autogol di Svoboda nel finale su spunto di Traorè, quando però la qualificazione alla finale play-off era già ben salda in Laguna: il bilancio che Mignani traccia della doppia sfida è di un Venezia che «ci è stato superiore, lo dicono i risultati: all’andata era stata un’altra partita, ma guardando ai 180 minuti hanno messo qualcosa in più di noi». Sul gol di Tessmann il tecnico assolve sia il portiere che la difesa, limitandosi a evidenziare come «abbiamo preso due reti molto simili tra andata e ritorno, entrambe molto belle: siamo capitolati al primo tiro in porta e da quel momento è diventato tutto più complicato nella testa e nelle gambe».

Chi dopo l’1-0 si aspettava una reazione dei rosa non può essere certo rimasto soddisfatto: sembrava fossero i lagunari chiamati a rimontare e, dopo l’occasione di Segre, il 2-0 di Candela è stato l’inevitabile epilogo di un match finito ancor prima di cominciare. «Il Venezia nel primo tempo ha continuato a spingere, anche se noi qualche presupposto per segnare l’abbiamo creato – sottolinea Mignani – nella ripresa abbiamo provato a riprenderla e non ce l’abbiamo fatta. Mi dispiace aver chiuso questa semifinale con due sconfitte in pochi giorni: ci credevamo, ma abbiamo trovato una squadra che ha dimostrato di essere più in palla di noi».

Il futuro è un grande punto interrogativo: il tecnico ha ancora un anno di contratto, ma il rendimento non ottimale ha spinto il City Group a fare le prime valutazioni su altri profili tra cui l’ex allenatore dell’Empoli Zanetti (occhio però a Grosso, che nonostante il rifiuto di aprile non aveva escluso un eventuale ricongiungimento a campionato terminato). Mignani spera in una nuova chance, facendo leva su una proprietà che tende ad adottare programmazioni a lunga scadenza: «Con la società che il Palermo ha alle spalle il futuro sarà certamente sereno: quando c’è un gruppo così solido dietro, di solito un allenatore ha a disposizione un periodo di adattamento, ma dopo una delusione si cresce e si costruisce tutti insieme».

Il tecnico ribadisce la difficoltà della situazione trovata all’insediamento in panchina, che di fatto ha inciso sulla classifica che ha portato i rosa all’incrocio proibitivo con il Venezia: «Sono arrivato a Palermo a sette giornate dalla fine, cercando di metterci qualcosa di mio: prima che toccasse a me la prima parte di stagione era stata buona, rimanendo nelle prime posizioni al netto di tutti gli alti e bassi». Da quel momento però pochi passi avanti, tanti pareggi, qualche novità tattica e una sola luce con la Sampdoria in mezzo a tanto buio: d’ora in poi sarà ricostruzione, con o senza Mignani.

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