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Operazione Reset a Bagheria, attentati e minacce Il pugno di ferro dei nuovi capimafia

Palermo, Archivio

BAGHERIA. Incendiarono la sua villa per punirlo di uno sgarbo: sarebbe questa la spiegazione dell’attentato che dieci anni fa colpì la villa di Aspra dell'architetto Giovan Battista Trovato, dirigente della sezione Urbanistica del Comune di Bagheria dal 1980 al 1993. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei nuovi collaboratori di giustizia Stefano Lo Verso e Sergio Flamia, appartenenti al mandamento di Bagheria, rese nell’ambito dell’Operazione Reset. Lo riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola.
In quella clamorosa intimidazione, rimasta finora senza spiegazione, fu anche sequestrato il domestico dell’architetto. Secondo i pentiti Trovato sarebbe stato punito perché avrebbe fatto uno sgarbo al boss Nicolò Eucaliptus. A mettere in pratica l’attentato sarebbero stati Carmelo Bartolone, Massimiliano Ficano e Giuseppe Comparetto, che avrebbero agito su ordine di Eucaliptus, attraverso il genero Onofrio Morreale.
Dalle indagini dei carabinieri emerge che a Bagheria fosse stata creato un vero e proprio “team” col compito di compiere atti incendiari ai danni dei commercianti che non volevano pagare il pizzo, con tanto di lista ordinata Giovanni Pietro Flamia e realizzata da Salvatore Lo Piparo e Giovanni Di Salvo. E sono diversi gli attentati incendiari documentati dagli inquirenti, alcuni anche falliti.

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