L'INTERVISTA

De Riggi: «Cosa nostra cerca nuovi modelli, ma crescono le denunce»

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Il comandante provinciale dei carabinieri: «I blitz costringono a trovare altri equilibri, ma il riferimento ai capi non cambia»

PALERMO. L’operazione «Nuovo Mandamento» che in tre fasi ha sgominato l’organizzazione mafiosa tra Partinico, Montelepre, Monreale, San Giuseppe Jato, Camporeale. Poi «Grande Passo» nel Corleonese. E infine «Reset» nel Bagherese. I più recenti blitz dimostrano la capacità di riorganizzazione e di proliferazione di Cosa nostra in provincia. Ma anche al di fuori della città pare che qualcosa stia cambiando. Che si stia aprendo una falla nel muro di reticenza e omertà. Lo conferma il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe De Riggi. «In effetti – afferma - registriamo apprezzabili segnali di rinnovamento. A Palermo e provincia le estorsioni perseguite, che comprendono anche le denunce degli imprenditori, sono aumentate in cinque anni del 12%».

Colonnello De Riggi, qual è lo stato di salute di Cosa nostra dopo le più recenti operazioni di polizia?

«Le operazioni condotte dall’Arma – ci sono anche Iago e Apocalisse nel capoluogo – delineano un fenomeno criminale operativo e pervasivo. La diversità delle aree territoriali coinvolte e il numero degli arresti dimostrano infatti la perdurante capacità di Cosa nostra di incidere sul tessuto economico, forte di un cospicuo numero di sodali, più giovani d’età rispetto al passato, ma non per questo di minore spessore».

Quali sono, oggi, le attività illecite attraverso cui l’organizzazione mafiosa si finanzia?

«Cosa nostra mostra da sempre una notevole capacità adattiva nelle strategie di aggressione criminale. In tempi di crisi si può ridurre la pressione estorsiva quanto basta per non perdere aderenza sul territorio e rivolgere l’attenzione ad altre attività: traffico di droga, controllo degli appalti pubblici, gestione illegale delle scommesse».

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