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Spaccio alla Zisa, un affare… di famiglia

Dai capi ai cassieri, ecco chi sono i coinvolti
Palermo, Archivio

PALERMO. Secondo l’accusa, invece, dietro alla macchina dello spaccio – che aveva la sua base operativa nel quadrilatero composto dalle vie Gualtiero Offamilio, Matteo D’Aiello, Bernardo Cabrera e Regina Bianca – ci sarebbe stata una regia e un vero e proprio «direttivo», composto da Rosario Bertolino, 44 anni, Giuseppe Bagnasco, di 31, Giuseppe Corradengo, 21 anni, Gaspare Giardina, 28 anni, Giovanni e Vincenzo Bagnasco, di 24 e 30 anni. Questi sei, sempre secondo i magistrati che hanno coordinato le indagini, avrebbero finanziato, promosso, diretto e organizzato l’associazione, recuperando le forniture di droga, reclutando gli spacciatori al dettaglio e custodendo le scorte di hashish e marijuana in nascondigli di cui avevano disponibilità.
Altri nove indagati – Riccardo Gargano, di 19 anni, Vincenzo Gargano, di 20, Matteo Sammarco, di 19 anni, Luca Giardina, di 32, Giuseppe Imera, di 31, Gaetano De Lisi, 35 anni, Gaetano Corradengo, di 31, Antonino Gargano, di 35 e Domenico Bagnasco, di 32 — avrebbero invece partecipato all’associazione provvedendo al trasporto materiale della droga di volta in volta dai depositi alle vie di spaccio, all’occultamento nei singoli nascondigli e alla raccolta del denaro provento delle cessioni.
Tra tutti, comunque, emergono le figure di due disoccupati, Vincenzo Bagnasco e Gaspare Giardina, che avrebbero coinvolto nei traffici numerosi parenti e familiari, puntando di fatto su un legame e su un vincolo di sangue che dava loro garanzia di fiducia e di omertà. Spulciando le carte dell’ordinanza firmata dal gip risulta infatti che sono numerosi gli indagati imparentati tra loro, così come sono numerose le famiglie e gli abitanti del quartiere che vivono dei proventi legati allo spaccio di droga.
Ognuno, dunque, aveva un ruolo. Dal grossista al venditore al dettaglio, passando per il cassiere, la vedetta, il magazziniere... Tuttavia, dopo avere analizzato le fonti di prova il gip Nicola Aiello ha rigettato la contestazione del reato associativo, accogliendo però quasi tutte le altre richieste della procura.
Restano comunque i singoli fatti, che sono decine e che sarà difficile contestare, anche perché immortalati dalle telecamere piazzate dai carabinieri.
Durante le indagini che hanno portato all’operazione Horus, gli investigatori hanno identificato e segnalato alla Prefettura 29 clienti, arrestato in flagranza 13 persone (denunciandone altre tre), sequestrato due chili di droga e mille euro in contanti. V.M.

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