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L'INTERVISTA

Racket, Pif: c’è tanto da fare, ma quell’adesivo rende ottimisti

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Autore e conduttore televisivo sul grande schermo con «La mafia uccide solo d’estate». Spiega: «Sono felice di aver attirato l’attenzione dei ragazzi»

Sta già lavorando ad un nuovo film, dopo il successo strepitoso di «La mafia uccide solo d’estate». «È un bell’impegno, mi sento addosso la responsabilità di non deludere... Ci sto studiando su, vedremo». Pif parla, e gesticola, alla Pif: sottolinea con movimenti delle mani e del corpo le sue ricostruzioni ironiche di temi importantissimi come la mafia, il racket, i morti delle stragi dell’estate del ’92. Per i pochi che non lo conoscono: è nato 42 anni fa a Palermo dove ha frequentato il liceo scientifico, è autore televisivo e conduttore, ha lavorato per «Le Iene» di Italia Uno e su Mtv ha raccontato con «Il testimone» storie di mafia e antimafia parlando per la prima volta di «Addiopizzo», di cui è diventato a sua volta «testimonial». Poi, quest’anno, il capolavoro: raccontare alla sua maniera, ridendoci su senza dissacrare, trent’anni di storia di Palermo.

Pif, come hanno reagito i ragazzi dei quartieri più difficili della sua città quando hanno visto «La mafia uccide solo d’estate»?

«Io non vivo a Palermo, quindi non ti so dire (con Pif il tu diventa d’obbligo, ndr). Però ho molti messaggi di professori che mi raccontano... Quando tu, a scuola, dici a un ragazzo, soprattutto in certe zone di Palermo, che c’è un film dove si parla di mafia, beh, di solito attirare la loro attenzione è difficilissimo. Però questo film - magicamente perché non avevo alcuna intenzione di scrivere questo film pensando ai ragazzini -, sta andando benissimo. Non solo a Palermo, ma anche nel Nord Italia, dove sappiamo che c’è una situazione in un certo modo drammatica perché lì c’è chi dice: “In Sicilia non c’è gente con la coppola, quindi la mafia non c’è”. Così, lo spiego ogni volta: sono cresciuto a Palermo in piena guerra di mafia e gente con la coppola non ne ho mai visto... Ma dicevamo, il film e le scuole di Palermo: sta andando benissimo, a me da piccolo facevano vedere ”Marcellino pane e vino” venti volte all’anno: ecco solo per questo motivo è una grossa soddisfazione. Abbiamo ucciso ”Marcellino pane e vino”, metaforicamente parlando».

L'INTERVISTA INTEGRALE NELLE PAGINE DEL GIORNALE DI SICILIA IN EDICOLA

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