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"Voti comprati a 25 euro ciascuno", indagato il neodeputato Edy Tamajo

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Edy Tamajo

PALERMO. E due. Il più votato tra i candidati palermitani, uno dei recordman delle preferenze a livello regionale, 13.984: indagato pure lui. Ma non come Cateno De Luca, arrestato a Messina per associazione a delinquere finalizzata a violazioni fiscali, dunque per fatti precedenti alle consultazioni di domenica, e comunque diversi da quelli «politici».

Edmondo Tamajo, detto Edy e Tamaio (tanto per non sbagliare), 41 anni, neodeputato che, come De Luca, non si è ancora insediato all’Assemblea di Sala d’Ercole, è accusato, a Palermo, di avere comprato una parte dei tantissimi consensi ottenuti alle elezioni regionali di domenica scorsa. A un prezzo che, per effetto della crisi, sarebbe calato: 25 euro al colpo.

Tamajo e non solo: le intercettazioni a tappeto negli ambienti politici, partite dall’inchiesta Ferrandelli e poi via via sganciatesi da quegli accertamenti e da quell’indagato, anticipate dal Giornale di Sicilia, rischiano di scatenare il terremoto sulle elezioni appena celebrate, perché potrebbero esserci altri politici sotto indagine per gli stessi o per altri reati di tipo elettorale.

Parlava di premio alla sua onestà e trasparenza, dopo il successo ottenuto, Tamajo. E invece in tempi record, già prima delle elezioni, grazie a un reticolo di intercettazioni, la Guardia di Finanza di Palermo stava ricostruendo una storiaccia di voti che sarebbero stati ottenuti a pagamento, per una manciata di euro a persona, dal candidato del Patto dei democratici per le riforme, Sicilia Futura, lista che, sotto l’egida dell’ex ministro Totò Cardinale, appoggiava Fabrizio Micari e il centrosinistra.

A urne chiuse, all’inizio della settimana, sono scattati perquisizioni e sequestri: associazione per delinquere finalizzata alla compravendita di voti e corruzione elettorale sono i reati contestati dalla Procura di Palermo a Tamajo ma pure ad altre tre persone già identificate e localizzate nella parte sud-orientale della città, Brancaccio; si tratta di Giuseppe Montesano, Cristian D’Alia, Nicolina D’Alia. Ma ce ne sono molti altri, lasciano intendere gli investigatori. Che avrebbero già ottenuto alcune conferme da gente che avrebbe accettato, dietro compenso, di dare la preferenza al candidato supervotato.

L’esponente politico sarà sentito nei prossimi giorni. L’indagine è coordinata dal pm Fabiola Furnari, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Sergio Demontis. L’inchiesta va avanti da mesi e parte dagli accertamenti dei carabinieri sul voto di scambio politico-mafioso nei quartieri di Palermo.

L’indagato in quel caso era il candidato sindaco del 2012 (e pure del 2017) Fabrizio Ferrandelli. Da lì, per cercare spunti sul competitor (sempre battuto) di Leoluca Orlando, gli accertamenti si erano via via estesi, attraverso intercettazioni a tappeto che si erano poi incrociate con quelle svolte dalla Guardia di Finanza, impegnata in un’indagine parallela e che aveva scovato elementi più che interessanti per le regionali.

I sistemi di ascolto di ultimissima generazione, che non prevedono più necessariamente la collocazione di microspie, ma agiscono attraverso i trojan, virus-spia che trasformano telefonini, apparati elettronici, computer e tablet in «macrospie», hanno permesso di capire che c’erano irregolarità in serie: prima sul fronte della presentazione delle liste, con nuovi casi di firme false, del tipo di quelli contestati al M5S a Palermo.

Poi sono stati individuati gli obiettivi ritenuti giusti per isolare i fenomeni di compravendita di voti e i galoppini. Gli investigatori e gli inquirenti hanno continuato ad ascoltare e a raccogliere indizi fin dopo il voto: poi è partita la caccia ai riscontri. Suonano beffarde, adesso, le parole con cui Tamajo aveva salutato la propria elezione a furor di popolo: «Sono felice - aveva detto - la gente ha risposto a chi sta vicino al territorio, sono stato premiato per la mia trasparenza e onestà. C’è stato un lavoro costante di supporto a tutte le amministrazioni locali vicine a noi. La vicinanza, il parlare senza fronzoli, pagano sempre».

A Palermo città Tamajo ha avuto 8.038 voti. Pure nell’hinterland ottimi risultati: a Carini 659, a Cinisi 425. Dieci sole preferenze tra Campofiorito e Baucina, zero a Roccamena e Scillato. Ora bisognerà vedere come ci si regolerà, di fronte alla contestazione per reati elettorali che arriva prima dell’insediamento all’Ars.

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