PALERMO

Omicidio Fragalà, il pentito: Cosa nostra voleva solo dargli una lezione, ma lo uccisero

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PALERMO. Bisognava dare una lezione all’avvocato Enzo Fragalà, “curnuto e sbirro” secondo Cosa nostra. “Vennero a casa mia - racconta il collaboratore Francesco Chiarello nei verbali riportati nell'ordinanza di custodia cautelare – C’erano Salvatore Ingrassia e Francesco Arcuri. Mi dicono: ‘Dice ca ci amu a dari quattru colpi di lignati al…'".

Servivano quattro persone. Chiarello si tira indietro: “Io ci dico queste parole – aggiunge il collaboratore – ‘Non me la sento’, non mi andava di fare quello che volevano fare”. Chiarello dice però di non sapere a chi era rivolta quella “lezione”, comunque si defila. Allora Ingrassia gli dice: “Francè na spirugghiamu nuatri”.

Chiarello viene a sapere solo dopo dell’avvenuto agguato. “Salvatore Ingrassia mi disse: ‘Du curnutu e sbirru di Tonino Abbate s’aveva a purtari a mazza cu Giuseppe Auteri e scapparu, dice, e io e Tonino cu u Scarabeo ni purtammu a mazza piena di sangue”. Nei primi verbali Chiarello racconta una versione dei fatti che poi in parte ritratterà. Prima dice che aveva appreso che Ingrassia teneva l’avvocato  mentre Siragusa gli dava i colpi. “Salvatore Ingrassia – dice Chiarello - Mi racconta che le persone si fermavano e dicevano ‘lassatilu iri, sta murennu, le persone dicevano e Tonino Abbate pigghia e scappò”.

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La mazza usata “era una mazza bella…non un tavulinu, una bella mazza”. Tonino Siragusa avrebbe poi fatto una previsione: “Seconnu mia chiustu muriu”. Doveva essere solo un avvertimento. Arcuri – racconta Chiarello – aveva detto di colpirlo nelle gambe. “Appena ti fazzu u signali ca iddu niesci du purtuni, vuatri dice… ma nelle gambe, invece a du cristiano l’ammazzaru”.

“Quattro curpa – aggiunge – di lignu ma na iammi pi struppiallu”. Ma le cose andarono diversamente. “Gli ha dato colpi belli sistemati, a posto di darglieli nelle gambe, glieli ha dati pure, non so bene dove… vabbè nella faccia me l’ha spiegato pure, dice ca u sangu sgriddava di tutti banni”.

Non lo dovevano uccidere. “Ci dovevano – dice ancora Chiarello – dare una lezione per fargli capire che si doveva attupare a vucca e doveva parlare più poco perché Ingrassia mi dice che se lo dovevamo uccidere ci andavamo ca pistola direttamente e facevamo subito, un c’era bisogno ra mazza”. Poi però Chiarello dice che a pestare Fragalà furono in verità Paolo Cocco e Francesco Castronovo, fraterno amico del collaboratore di giustizia. Castronovo, alla moglie di Chiarello, dice la notte dell’omicidio “di sicuru di comu ci dettimu io e Paolo chistu muore”. Secondo l’ultima versione di Chiarello quindi: Antonino Abbate e Giuseppe Auteri  avrebbero fatto da copertura a bordo di uno scooter Honda Sh; Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa avrebbero fatto da copertura ma a piedi, partecipando poi con calci al pestaggio; Paolo Cocco e Francesco Castronovo avrebbero materialmente aggredito il professionista con l’utilizzo di un bastone (‘daccilli tutti in ta faccia’, avrebbero detto gli altri due) .

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