PALERMO

Clochard bruciato vivo, l'assassino: "Sono pentito". Il gip si riserva su convalida dell'arresto

PALERMO. Il gip di Palermo ha interrogato Giuseppe Pecoraro, che ha confessato di aver ucciso Marcello Cimino, gettandogli benzina addosso e bruciandolo vivo. L’uomo ha risposto alle domande del gip e del pm Maria Forti, raccontando nuovamente la vicenda e confermando che il movente è stato la gelosia. Pecoraro si è detto molto pentito di quello che ha fatto. Il gip si è riservato al decisione sulla convalida. Gli avvocati Brigida Alaimo e Carolina Varchi hanno chiesto il trasferimento del presunto assassino in una struttura sanitaria. Pecoraro è infatti depresso e la sua condizione - secondo i legali - è incompatibile con il carcere.

L’assassino, separato, lavorava come impiegato in una stazione di servizio, a pochi metri di distanza dalla struttura religiosa, che frequentava con regolarità, dividendo la mensa con altri ospiti e anche con l’uomo che - secondo le sue fantasie - voleva portargli via la donna. Qualche sguardo di troppo, da parte dell’"intruso» Cimino, ha fatto scattare in Pecoraro la furia omicida. Il movente della gelosia è quello riferito dal reo confesso ai poliziotti, che ieri sera l’hanno arrestato; ha vuotato il sacco dopo aver tentato di negare ogni addebito, giustificando il suo orribile gesto con la paura che Marcello potesse strappargli la fidanzata.

«Speriamo che la fine che ha fatto Marcello ci scuota a fare di più per i poveri», ha detto padre Cesare Rattoballi che ha celebrato nella chiesa dell’Annunciazione del Signore i funerali di Cimino. Alla celebrazione hanno preso parte l’ex moglie Iolanda e le due figlie. Alcuni abitanti del quartiere si sono stretti attorno alla bara coperta da foto, fiori e la fascia del Palermo calcio.

«Palermo è una tra le città italiane che ha il numero più alto di clochard, 2500 dicevano le statistiche di questi giorni, dopo la terribile vicenda di Marcello - ha aggiunto il parroco - Può una città occuparsi delle problematiche solo del centro storico? O si deva anche occupare delle periferie? Palermo, la nostra Palermo, la bella Palermo può ricca di vitalità essere attraversata da questi fenomeni come la mancanza di lavoro?».  Cimino era un idraulico che aveva perso il lavoro, dopo la separazione dalla moglie, aveva cominciato a vivere per strada.

"A Marcello - ha aggiunto padre Rattoballi - era stato proibito di raccogliere il ferro vecchio perché non aveva la licenza. Giusto. Legittimo. Ma il legislatore si è chiesto e allora dopo questo divieto questa legge come potranno vivere questi uomini? Come potranno avere un pezzo di pane per sfamare le proprie famiglie?».

Ieri sera circa 500 persone si sono radunate in piazza nei pressi della chiesa dei Cappuccini per partecipare alla fiaccolata in ricordo dell’idraulico ucciso che ha raggiunto il porticato dei Cappuccini dove l’uomo è stato bruciato vivo.

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