GIUSTIZIA

Procura di Palermo, il Consiglio di Stato dà ragione a Lo Voi

Annullata la sentenza del Tar che bocciava la nomina a procuratore capo

PALERMO. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar del Lazio che aveva bocciato la nomina di Francesco Lo Voi a procuratore di Palermo. I giudici romani hanno rigettato il ricorso del concorrente, Guido Lo Forte, che aveva impugnato la delibera del Csm, confermando, dunque, la decisione di Palazzo dei Marescialli.

A un anno dalla delibera del Csm, dunque, si chiude la "partita" per la guida della Procura del capoluogo siciliano. Contro la nomina di Lo Voi, oltre a Lo Forte, attuale procuratore di Messina, fece ricorso al Tar anche l'allora capo dei pm di Caltanissetta Sergio Lari.

Entrambi contestarono la scelta dell'organo di autogoverno della magistratura ritenendo di avere più titoli del collega per guidare l'ufficio inquirente di Palermo. Lo Voi, difeso dall'avvocato Salvatore Pensabene Lionti, ha impugnato la decisione del Tar e, in attesa del giudizio, il Consiglio di Stato ha sospeso l'esecutività della decisione del tribunale amministrativo.

Sia Lari che Lo Forte avevano annunciato l'intenzione di resistere, davanti al Consiglio di Stato, all'appello presentato dal Procuratore. In un secondo momento, però, Lari, nel frattempo nominato pg di Caltanissetta, ha annunciato la rinuncia alla corsa alla direzione dei pm di Palermo.

Nelle sedici pagine di motivazioni della sentenza con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Lo Voi, i giudici romani bollano come "contraddittorio" il provvedimento del tribunale amministrativo. Il Tar accolse i ricorsi dei pm Guido Lo Forte e Sergio Lari che ritenevano illegittima la scelta del Csm sostenendo che non fossero state adeguatamente valutate le loro esperienze direttive.

Entrambi, al contrario di Lo Voi, avevano guidato procure distrettuali: Lari quella di Caltanissetta, Lo Forte quella di Messina. Il Tar, sostengono i giudici del Consiglio di Stato, da un lato aveva ritenuto che l'avere ricoperto analoghe o identiche funzioni non era un criterio preferenziale nella scelta di un candidato, perché altrimenti l'accesso agli incarichi direttivi sarebbe precluso a chi non ne aveva già svolti, dall'altro, però, accogliendo i ricorsi di Lo Forte e Lari, concorrenti di Lo Voi, aveva attribuito "contraddittoriamente" prevalenza al fatto che entrambi avessero già svolto la funzione di capi di Procure.

A parere del Consiglio di Stato, inoltre, il Csm non sottovalutò affatto il profilo professionale di Lo Forte. Semplicemente, dicono i giudici, l'organo di autogoverno dei magistrati, ha valutato le diverse esperienze maturate anche in ambito internazionale da Lo Voi, per anni membro italiano di Eurojust, nell'ottica di un giudizio complessivo e unitario che non poteva limitarsi solo all'esame dei ruoli ricoperti in incarichi analoghi a quelli a cui aspiravano gli altri partecipanti.

La scelta del Csm, a dire del Consiglio di Stato, insomma, fu "coerente", "a nulla rilevando - scrivono i magistrati - le censure di irragionevolezza sollevate dal giudice di primo grado il quale ha sostituito, in modo non consentito, in quanto contrastante coi limiti esterni del sindacato del giudice amministrativo, il proprio convincimento rispetto alle valutazioni operate dal Plenum del Csm".

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