PALERMO

La Camera delle Meraviglie: era un tempio della Massoneria araba

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La frase enigmatica è stata analizzata dal professor Werner Arnold dell’università di Heidelberg, uno dei maggiori specialisti nel campo degli studi semitici ed è giunto alla conclusione che si tratta di “una scritta composta da un "miscuglio" di lettere siriache e arabe” senza apparentemente un senso logico

PALERMO. La “Camera delle meraviglie” si presenta con la sua vera identità: quelle scritte arabeggianti oro e argento che campeggiano sulle pareti su fondo blu non sono decori di una moschea domestica o una stanza del relax, ma sarebbero quelli di una camera dell’esoterismo e della massoneria islamica. E’ questa la sorprendente scoperta che hanno fatto tre esperti dell’Ioa, l’istituto di lingue orientali e asiatiche (Institutfürorientalische und asiatischesprachen) dell’università di Bonn. E lo hanno messo nero su bianco in una relazione sottoscritta da Serjun Karam, arabista e poeta, docente di arabo all’Ioa  (Institutfürorientalische und asiatischesprachen) e Chiara Riminucci-Heine, archeologa e iranista e Sebastian Heine, iranista e specialista in lingue orientali, entrambi dottori di ricerca all’Ioa presso la sezione di ricerca islamica e lingue del vicino oriente (Islamwissenschaft und Nahostsprachen).

La relazione degli studiosi. “Si tratta di una "camera magica", un esempio unico nel mondo occulto islamico”,  sottolinea Chiara Riminucci-Heine. Il motivo per cui sono stati ripetuti la stessa frase e i due simboli (le due "tugra") sulle pareti era probabilmente quello di voler imprigionare le forze del  bene e impedire che potessero fuggire dalla stanza. Per quanto riguarda la scritta che si ripete all’infinito sulle quattro pareti e che a prima vista poteva sembrare una scrittura araba non è solo arabo.  La frase enigmatica è stata analizzata dal professor Werner Arnold  dell’università di Heidelberg, uno dei maggiori specialisti nel campo degli studi semitici ed è giunto alla conclusione che si tratta di “una scritta composta da un "miscuglio" di lettere siriache e arabe” senza apparentemente un senso logico. “L'uso di una formula magica ebraica o siriana riveste un valore ancora più potente rispetto ad un verso in arabo. Ciò costituisce al tempo stesso la base per ipotizzare che il responsabile della scritta della camera conoscesse non solo della dottrina segreta islamica, ma anche quella ebrea (e forse cristiana)”.

Il significato magico è rafforzato anche dal numero 7 che ricorre sulle pareti e sulla volta: su ogni parete le scritte sono realizzate su sette righe, e sette sono le lucerne che campeggiano sulla volta. E non solo. La stanza è tre metri e mezzo per tre metri e mezzo (la somma fa ancora sette). E il 7 nella massoneria è un numero di importante contenuto simbolico.

I decori erano “sepolti” sotto quattro strati di colore. A tirarli fuori e catalogarli è stato Franco Fazzio, restauratore di opere d’arte. “Quello più recente è rosa carminio realizzato negli anni Sessanta/Settanta. Il secondo, colore bianco, è stato realizzato negli anni 50- 60; il terzo, colore beige, è stato realizzato intorno al 1910; il quarto, colore grigio azzurro chiaro ben aderente alla pellicola pittorica originale, è stato steso, occultando la decorazione, tra la fine dell'800 e inizi ‘900". E poi Fazzio conclude: “Per realizzare la decorazione è stato utilizzato un pigmento molto forte, come se il committente volesse realizzare qualcosa che durasse in eterno”. Da un’indagine condotta da Francesca Alberghina e Salvo Schiavone della società S.T.Art-Test utilizzando un macchinario all’avanguardia a raggi X è emerso che la stanza sarebbe stata decorata nella seconda metà dell’Ottocento.

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