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Palermo, corteo della memoria: 250 bambini sfilano fino all'Aula bunker per dire no alla mafia

Non li ha fermati neanche la pioggia. Circa 250 bambini dei comuni delle Madonie hanno sfilato in corteo da piazza Croci fino all’Aula bunker “Falcone e Borsellino” dell’Ucciardone e con striscioni, canti e cori hanno gridato no alla mafia. Con loro i parroci, gli operatori degli oratori, insegnanti, genitori. Ci sono i sindaci, i magistrati, gli uomini e le donne dello Stato, le forze dell’ordine. Tutti dalla parte della legalità.

Il corteo della Memoria è stato organizzato su iniziativa della parrocchia di Petralia Sottana in collaborazione con i Comuni e le parrocchie di Sclafani Bagni, Bompietro, Cefalù e la Fondazione Progetto Legalità. Insieme ai bambini, i loro familiari
e gli operatori delle parrocchie “Maria Santissima Assunta” di Petralia Sottana, “Maria Santissima Assunta” di Sclafani Bagni, “Santissimi Apostoli Pietro e Paolo” e “Sacra Famiglia” di Bompietro e Locati e i ragazzi della Comunità alloggio “Fondazione Regina Elena”. Si sono radunati tutti davanti alla parrocchia “Maria Santissima di Monserrato” a piazza Croci e, guidati dai rispettivi sindaci e parroci, hanno sfilato per le vie della città. A coordinare il corteo il vicario parrocchiale padre Giuseppe Garofalo, componente del forum degli oratori della Diocesi di Cefalù con delega per le Alte Madonie. Arrivati all’interno dell’Aula bunker, ad accoglierli c’erano il presidente della Fondazione Progetto Legalità, Leonardo Agueci; il presidente della Prima sezione della Corte d’Assise di Palermo, Vincenzo Terranova, nipote del giudice Cesare Terranova; l’autista di Rocco Chinnici e di Giovanni Falcone, Giovanni Paparcuri; il Pm al maxiprocesso di Palermo del 1987 a Cosa nostra, Giuseppe Maria Ayala.

L’iniziativa segue la prima “Settimana della legalità”, che lo scorso anno ha visto a Petralia Sottana l’esposizione dei resti della “Quarto Savona 15”, la Fiat Croma blindata su cui viaggiava la scorta di Giovanni Falcone, e la testimonianza di Tina Montinaro, vedova dell’agente Antonio Montinaro.

“Questa iniziativa – spiega Leonardo Agueci, presidente della Fondazione progetto legalità – che cade sul finire delle celebrazioni del trentennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio e coincide casualmente con l’arresto di Matteo Messina Denaro, vuole fare sì che la memoria non sia solo un riferimento storico a fatti che i giovani non hanno vissuto direttamente e nei quali, quindi, potrebbero non riconoscersi appieno, ma che sia, semmai, lo strumento attraverso il quale trasmettere ai giovani i valori della legalità da vivere tutti i giorni. Quindi non solo come racconto fine a se stesso, ma anche come ragione di impegno quotidiano da esprimere con fatti concreti. E’ per questo che i nostri eroi antimafia hanno lottato e sono morti”.

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