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Palermo, incontro tra universitari e carabinieri su lavoro e sicurezza ambientale

«Per noi è importante che i nostri ragazzi sentano l’esperienza dei nuclei qualificati che si occupano del controllo del territorio, in particolare di ambiente e sicurezza». Sono le parole di Costantino Visconti, direttore del dipartimento di Scienze politiche, a margine dell’incontro che si è tenuto nella sala Paolo Borsellino della facoltà tra gli studenti e i carabinieri dei nuclei specializzati nell’ambito della protezione e del controllo dell’ambiente e del lavoro.

«Abbiamo voluto coinvolgere l’arma dei carabinieri in una collaborazione che poi avrà sicuramente un prosieguo - dice Angelo Cuva, professore del corso di diritto tributario - che hanno competenze specifiche e che possono dare concretezza ai giovani che seguono i nostri corsi». Tanti gli elementi e i temi che sono stati trattati con i ragazzi, che prima sono stati salutati dal procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia e dal residente del tribunale Antonio Balsamo, a partire dal controllo delle così chiamate eco mafie, dei cicli di rifiuti e delle spedizioni transfrontaliere di quest’ultimi: «Delinquere in tema ambientale è remunerativo - ha spiegato il tenente colonnello Antonio Mancini del nucleo operativo ecologico -, la pena per chi traffica rifiuti va da uno a massimo sei anni. Il volume d’affari è di centinaia di miliardi ed è esteso a tutto il mondo: basti pensare che molti dei rifiuti, come vecchi pannelli solari, finiscono in Paesi extra Ue come l’Africa dove le pene sono ancora più blande o sono del tutto assenti».

La Sicilia, in particolare, ha una percentuale bassissima di raccolta differenziata (42%). Un dato che gonfia sempre di più le tasche dei privati che gestiscono quasi tutte le discariche nell’Isola: «Ogni tonnellata porta un indotto di circa 200 euro - spiega Mancini -. Le discariche ne ricevono circa 400 mila all’anno. C’è un interesse. E l’emergenza porta i governi regionali ad ampliare le volumetrie».

E anche il settore del lavoro non è da meno: «Nella provincia di Catania un’azienda che componeva parti di irrigatori sfruttava le persone per l’assemblaggio pagandole circa 3 euro», racconta il comandante Raimondo Nocito del nucleo Tutela del lavoro. «Purtroppo come ispettori del lavoro siamo solo 70 per 9 province, ma grazie all’aiuto delle 419 stazioni dei carabinieri sparse sul territorio rinuciamo ad essere il più presenti possibile». Lavoro nero che spesso si accompagna alla sicurezza sui luoghi di lavoro dove, a volte, sono gli stessi lavoratori a non seguire alcune linee guida: «la sicurezza è anche un fattore culturale - prosegue Nocito - è capitato che alcuni operai avessero lasciato conservati di loro iniziativa i caschi o le imbracature».

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