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L’Università di Palermo si prepara a diventare polo di ricerca per la biomedicina

Sono 21 e dall’alto potenziale strategico i progetti che l’Università degli Studi di Palermo “porta a casa” grazie al PNRR e il correlato Piano nazionale per gli investimenti complementari. Dalla biologia alla medicina, passando per l’economia sostenibile e la digitalizzazione: i principali campi d’intervento per un totale di risorse che ammontano a circa 128,6 milioni di euro. “L’obiettivo è creare qualcosa che rimanga nel territorio al di là dell’esecuzione del progetto - spiega ai microfoni di gds.it il rettore dell’ateneo, Massimo Midiri - infrastrutture e competenze che permettano un miglioramento delle condizioni di vita”.

Così l’Università degli Studi di Palermo si prepara a diventare research university. In ambito biomedico, l’ateneo palermitano, sarà soggetto promotore e coordinatore di HEAL ITALIA: la prima Rete multidisciplinare di Università, IRCCS e Imprese dove scienziati, tecnologi e  giovani ricercatori condividono conoscenze, ricerche e tecnologie innovative al fine di portare il sistema sanitario nazionale nell'era contemporanea della Medicina di Precisione attraverso nuovi metodi, nuovi servizi e un’importante network di dati clinici a supporto della ricerca traslazionale per diagnosi e terapie avanzate nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari, metaboliche e rare.

E ancora - oltre alla partecipazione al Network Trasferimento Tecnologico in ambito Salute e al progetto INNOVA, sulla Diagnostica Avanzata - l’Università di Palermo entrerà a far parte dell’infrastruttura di ricerca MIRRI, un network di biobanche per microrganismi di varia natura. Rivestendo come centro un ruolo primario di organizzazione e coordinamento di specifiche attività di ricerca nel progetto nazionale DIGITAL LIFELONG PREVENTION - DARE, coordinato dall’Università di Bologna e finanziato a valere sull’investimento in Ricerca e Innovazione in ambito sanitario del Piano Complementare al PNRR.

Il progetto DARE consentirà all’Ateneo palermitano di costituire il primo Centro di Ricerca in Digital Health Prevention, primo in Italia a fornire un supporto tecnico-scientifico a livello di comunità per supportare i decisori politici locali, le autorità sanitarie e ambientali, e gli altri stakeholder, nello sviluppo di politiche sanitarie e di processi organizzativi, decisionali e manageriali, basati sulle evidenze scientifiche. Il Centro sarà supportato da una rete interistituzionale multidisciplinare e da un'infrastruttura digitale, avanzata ed interoperabile, nell’ottica di essere policentrico e diffuso sul territorio siciliano, consentendo l'interoperabilità delle banche dati e dei flussi di dati tra diversi enti e istituzioni.

Altri temi importanti sono quelli della Digitalizzazione e della Sostenibilità che vedono l’Università di Palermo tra i partecipanti alla realizzazione dell’infrastruttura di ricerca digitale SoBigDATA, in prima linea come proponente per la realizzazione della prima Infrastruttura dell’Innovazione al Sud, MedCompHUB, che costituirà un punto di riferimento nel Mediterraneo in ambito digitale con la costruzione di un data center di ultima generazione attraverso un Partenariato Pubblico Privato, membro fondatore del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile con ruoli ad esempio nell’ambito della mobilità urbana e delle vie d’acqua, del trasporto su gomma, dei sistemi innovativi di propulsione, e partner di rilievo in ambito Social Sciences and Humanities per il potenziamento di un’infrastruttura di ricerca digitale a supporto della ricerca nel campo delle scienze religiose (ITSERR), per la realizzazione di una piattaforma innovativa per il mercato del cibo di alta gamma (Food Metaverse Platform), e per la realizzazione del programma di ricerca GRINs, coordinato da UniBO, sulla sostenibilità economica dei territori.

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