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Mafia a San Giuseppe Jato, pizzo anche agli ambulanti ma nessuna denuncia

"Il provvedimento corona un'attività investigativa che si è protratta per quasi 2 anni e che si è incentrata sulla famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato".

Così Sebastiano Arena, comandante del Gruppo Carabinieri Monreale, commenta l'operazione "Jato Bet" portata a termine questa mattina con dieci misure cautelari, 8 in carcere, una ai domiciliari e una di sospensione dal servizio.

Le estorsioni, secondo quanto accertato dalle indagini, sono il metodo principale per controllare il territorio e per sostenere le casse della famiglia mafiosa. I carabinieri hanno accertato che tra le vittime del racket c'era anche un centro scommesse a San Giuseppe Jato che in più di un'occasione avrebbe consegnato denaro agli estortori.

A Pasqua del 2017, per esempio, il titolare dell'esercizio avrebbe pagato il pizzo direttamente a Maurizio Licari, Giuseppe Antonio Bommarito e Nicusor Tinjala, tutti coinvolti nel blitz di oggi. Il denaro incassato sarebbe stato destinato anche a sostenere le famiglie dei detenuti.

Sono le intercettazioni a mettere in luce le pressioni subite da commercianti e imprenditori di San Giuseppe Jato, nessuno però ha mai denunciato gli estortori. Anzi, il pizzo sarebbe stato imposto anche agli ambulanti durante la festa religiosa delle Anime Sante, che si svolge a luglio. In quell'occasione ogni commerciante avrebbe dovuto sborsare 50 euro per svolgere l'attività nell’area dello stadio.

© Riproduzione riservata

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