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Gli arresti di Palermo, scatole cinesi dietro il crac Gambino da 22 milioni

Otto imprese intestate a prestanome ma di fatto riconducibili agli indagati. Così il colonnello Gianluca Angelini, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo, spiega il meccanismo alla base dell'operazione Vanish Vat, che ha portato oggi a 5 arresti e fatto luce sul fallimento della Gambino, ditta di trasporti palermitana, con sede in città e a Ficarazzi.

“Emerge uno spaccato sicuramente allarmante, insidioso e altamente lesivo degli interessi finanziari dello Stato, considerato l’ammontare delle imposte evase, il numero delle società coinvolte e dei soggetti indagati – spiega il colonnello Angelini -. L’accurata ricostruzione dei flussi finanziari illeciti alla base delle condotte fraudolente, cifra distintiva delle attività investigative condotte dalla Guardia di Finanza, rappresenta la modalità più efficace per garantire l’effettivo ristoro delle casse dello Stato di quanto indebitamente sottratto alla collettività dagli evasori fiscali alla collettività. La tutela dell’economia legale riveste oggi più che mai un’importanza centrale per la salvaguardia degli imprenditori onesti e rispettosi delle regole e per questo l’impegno della guardia di finanza – conclude – è costantemente rivolto al contrasto della criminalità economica, in grado di inquinare il tessuto sano dell’imprenditoria nazionale e particolarmente difficile da colpire alla luce del tecnicismo delle operazioni contabili e finanziarie illecite”.

© Riproduzione riservata

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