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Mollano tutto e vanno a vivere in barca a vela: con loro ora c'è anche un bebè

Lui, Mathis, ingegnere. Lei, Chiara, medico. Abitavano a Caen, in Normandia, fino all’anno scorso, quando, dopo l’insorgere di alcuni problemi di salute, hanno deciso di cambiare vita.

“Nel 2019 abbiamo comprato la barca a vela con il progetto di viaggiare per l’oceano Atlantico - racconta Chiara - poi però è arrivato il Covid, che ha scombussolato i piani, ed è arrivato anche lui (guarda Enea in braccio al papà, ndr), che ha scombussolato i piani ancora di più”.

La coppia però non si è data per vinta e, dopo aver riorganizzato il programma - un giro del Mediterraneo stavolta - durante la gravidanza ha portato la barca fino a Napoli, città di origine di Chiara. Qui uno stop di due mesi per il parto, e i neo genitori con il piccolo al seguito hanno di nuovo spiegato le vele.

A Palermo sono arrivati il 27 marzo, attraccando il loro Grand Soleil 39 di nome Laura al molo della Lega Navale. E in questi paraggi intendono rimanere, per approfittare del bel tempo e delle notti più miti: “Non abbiamo riscaldamenti in barca - spiegano - e se per noi non c’è problema, per il bimbo è un po’ più complicato”.

Una scelta atipica quindi quella della coppia italo-francese, e che forse farebbe paura ai più. Enea, di soli due mesi, salpa ogni giorno all’avventura con i suoi genitori: dorme tutta la notte cullato dalle onde, è sereno e respira aria di mare, “chi sta meglio di lui in barca a vela?”, dice Chiara, ma organizzarsi per renderla - la barca - un luogo ospitale non è stato facile.

“Ho cercato molto su internet consigli e informazioni su come si fa a navigare con bimbi così piccoli. Non è facile, perché non ci sono tantissime famiglie come la nostra. È anche vero che quello che si organizza in una barca non è detto che funzioni in un’altra, le barche sono diverse, sono diversi i ritmi, i bisogni, i bambini. Ognuno deve trovare il suo equilibrio”.

Il Grand Soleil oggi è equipaggiato di un bidone-lavatrice, di un seggiolino per l’auto, fissato al centro per tenere Enea più stabile quando la barca sbanda, di un cesto in cui il bimbo dorme, e di un’intera cabina - la più grande a prua - dedicata a lui, con tappetini colorati, libri e giochi; ma quando i tre sono partiti da Napoli non c’era nulla di pronto per Enea: “Abbiamo capito di cosa avesse bisogno strada facendo - continua Chiara - oggi uso i pannolini lavabili, prodotti naturali, anche per rispettare il mare, e le fasce, che si sono rivelate molto comode per fare manovra: lego il bimbo sulla mia schiena e posso muovermi senza problemi”.

Il modello di viaggio sembra essere quindi collaudato, e di certo una scelta di cui la giovane coppia non si pente: “Abbiamo la fortuna di stare con il bambino 24 ore su 24 durante il suo primo anno di vita. Qualcosa che non tutte le famiglie possono fare, per via del lavoro, e per questo credo che sia stata una delle scelte migliori che abbiamo mai preso”.

Anche Enea sembra divertirsi: “Aa un bel colorito, è curioso e cresce in fretta”, dicono i genitori. A loro la Lega Navale di Palermo, che li ha ospitati nel porto del capoluogo siciliano, augura buon vento: “E' sempre un piacere accogliere i viaggiatori per scambiarci informazioni - dice infatti il presidente della sezione centro Beppe Tisci -. Loro ci raccontano le loro esperienze, noi illustriamo la nostra terra, tutte le bellezze della città. Inoltre in questa occasione dimostriamo come sia possibile navigare con un bimbo tanto piccolo. Buon viaggio”.

© Riproduzione riservata

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