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Coronavirus, a Palermo prima sera del divieto di stazionare in centro: poca gente e locali vuoti, polemiche dei gestori

È la sera del 23 ottobre e l’ordinanza a Palermo del sindaco Orlando che prevede il divieto di stazionamento nelle zone centrali della città è scattata alle 21. Per le vie e le piazze che di solito il venerdì notte sono gremite di gente si vedono ben pochi passanti, e fatte alcune eccezioni i pub e i ristoranti non lavorano.

I problemi, riferiscono gli esercenti, non si riscontrano tanto all’interno dei locali, quanto all’esterno: basterebbe qualche controllo in più per disperdere la folla, mentre le ultime misure applicate potrebbero danneggiare seriamente l’economia delle attività già in crisi da mesi.

“Basta rispettare le regole e un po’ di buona volontà di tutti, ma con queste misure noi siamo rovinati. Le tasse comunque continuiamo a pagarle”, dice Tony. “Cosa dovrei aggiungere?”, commenta poi Camillo, “sono le 21.30 di un venerdì e qui in piazza ci siamo solo io, il mio socio e i dipendenti. Con un’eventuale inasprimento delle misure saremo costretti a chiudere senza sapere come andare avanti. Il virus esiste, ma non ci possono abbandonare così: chiediamo un minimo garantito per noi e per i nostri dipendenti”.

L’abbandono da parte delle istituzioni è quello che lamentano tutti i titolari: a decreti più stringenti non corrispondono misure per attutire i danni. Per Marco inoltre l’ultima ordinanza emanata dal sindaco sarebbe inapplicabile, oltre che dannosa: “Basterebbe la presenza delle forze dell’ordine nelle zone dove si concentra di più la confusione". “Lo Stato non sta opponendo un sistema di sostegno adeguato per la piccola e media impresa”, dice poi Giuseppe, “in questo momento sono al mio locale: di solito la sera abbiamo un po’ di gente, oggi neanche quella”.

Il dramma è anche dei dipendenti, che come conferma Alessandro, in molti casi vengono lasciati a casa: “Io preferirei molti più controlli che ci aiuterebbero all’esterno a moderare l’affluenza”. “Chiediamo un po’ di supporto da parte del governo”, dichiara poi Fabrizio, “attualmente aspetto ancora la cassa integrazione del primo lockdown, non vorrei arrivare a una seconda chiusura con le tasche completamente vuote”, conclude.

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