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Università, a Palermo via ai test per Medicina tra le proteste: "Ingiusto, serve personale"

Protesta all'università di Palermo nel giorno dei test di ingresso a Medicina e Chirurgia.

La prova coinvolge più di 60mila giovani in tutta Italia, ma solo un partecipante su cinque potrà immatricolarsi. A Palermo le domande sono state 2900, ma i posti sono 420.
C’è chi non ci sta e ritiene sia ingiusto limitare al minimo questo numero, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria come questo.

“È incredibile che, nonostante l'evidente carenza di personale medico e sanitario riscontratasi in questo periodo di emergenza, i posti di accesso alle università siano ancora estremamente limitati. È necessario un sistema sanitario più solido e più finanziato. Servono nuovi medici; serve aprire le porte delle facoltà medico-sanitarie a chiunque abbia voglia di intraprendere questo percorso”, dichiara Ludovica Di Prima del Collettivo Universitario Autonomo.
“Il numero chiuso costringe migliaia di giovani ad altissimi livelli di stress prima ancora di entrare all'università. I corsi preparatori, a causa dei loro costi, non sono accessibili a tutti. Il numero chiuso per Medicina e Chirurgia impedisce ai giovani di formarsi e debilita la nostra sanità”, conclude.

Protesta non solo a Palermo. Le associazioni studentesche Unione degli Universitari e Rete degli Studenti Medi hanno svolto un flash mob anche davanti all'Università Sapienza di Roma. "Un evidente segnale di quanto gli investimenti in Istruzione e Università e Ricerca siano soltanto promesse elettorali e frasi spot, che poi nella realtà non trovano mai applicazione, neanche dopo l'evidente crisi in cui il nostro Servizio Sanitario Nazionale si è venuto a trovare a causa della carenza di Medici, che manifesta ancor di più il fallimento del numero chiuso",  dichiara Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Universitari.

"Quest'anno inoltre il costo del test d'ingresso è aumentato a 100 euro, in alcuni casi anche triplicando il costo rispetto all'anno scorso - spiega Federico Allegretti, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi - È insopportabile che ancora una volta siano gli studenti a dover pagare. A maggior ragione nella situazione di crisi economica in cui si trovano tantissime famiglie italiane, a causa del Covid19. Questa doveva invece essere l'occasione per ripensare le modalità d'accesso al corso di laurea in medicina, superando lo strumento inefficace del test che non può rappresentare veramente uno studente e andare a limitarne il diritto allo studio e al futuro".

Il ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ieri è intervenuto sul tema della sicurezza: "C'è un protocollo molto severo e organizzato che prevede un accesso differenziato, la distanza in aula dove si realizzano i test, mascherine, sanificazione, controllo degli spazi che viene effettuato dall'università stessa con il supporto della protezione civile nazionale e di tutte le altre istituzioni locali, quindi c'è un'organizzazione molto dettagliata che consentirà di svolgere i test in perfetta sicurezza garantendo gli studenti".

Su Facebook, invece, il ministro della Salute, Roberto Speranza ha inviato "un grande in bocca al lupo a tutte le ragazze e i ragazzi che questa mattina compiono il primo passo verso la facoltà di Medicina. Siete il futuro del nostro bene più prezioso, il Servizio Sanitario Nazionale".

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