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Mafia, confisca da 150 milioni a un prestanome di Provenzano e Lo Piccolo

Maxi confisca da 150 milioni a un imprenditore di Cinisi. Si tratta del 72enne Andrea Impastato, figlio di Giacomo detto «u sinnacheddu», esponente mafioso di spicco della famiglia di Cinisi, in costante relazione con i Badalamenti, e fratello di Luigi, già indiziato mafioso ed ucciso a Palermo a colpi d’arma da fuoco nel corso di un agguato di mafia il 22 settembre 1981.

Il 2 ottobre 2002 Impastato è stato arrestato per associazione per delinquere di stampo mafioso al termine di una lunga e complessa indagine antimafia della Squadra mobile di Palermo nei confronti di un gruppo criminoso impegnato ad amministrare e gestire il patrimonio corleonese.

Le indagini, che hanno portato all’arresto di Impastato hanno avuto origine da una attività nei confronti di Giuseppe Lipari, arrestato il 24 gennaio 2002, condannato in via definitiva per associazione mafiosa proprio per la sua vicinanza a Bernardo Provenzano. Lipari era il principale referente degli interessi economici dell’allora superlatitante per conto del quale aveva amministrato il suo ingente patrimonio.

Analizzando il materiale sequestrato in casa di Lipari, è emerso che Impastato era stato indicato da Provenzano come uno dei principali referenti attraverso il quale lo stesso Lipari avrebbe potuto ottenere appoggio nell’attività di amministrazione e gestione dei beni. L’imponente attività di indagine sviluppata dalla Squadra mobile di Palermo nelle operazioni antimafia culminate nell’arresto di centinaia di indiziati mafiosi e di numerosi latitanti ha fatto emergere una serie di contatti di Impastato con numerosi personaggi di spicco di Cosa Nostra, quali Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo.

L’8 giugno 2005 Impastato è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo a 4 anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, libertà vigilata per un anno. Risale al 5 gennaio 2008 il sequestro dell’ingente patrimonio oggi confiscato. Impastato risultava poter disporre, anche attraverso una platea di prestanome e fiduciari, principalmente reclutati all’interno del suo nucleo familiare, che gli hanno consentito, nel tempo, di realizzare un impero economico costituito da numerose imprese attive nel settore edile, in quello dei trasporti, dell’estrazione del materiale da cava, del turismo, da numerosi beni immobili.

I beni sottoposti a confisca sono il complesso turistico-residenziale Calamancina di San Vito Lo Capo, il complesso immobiliare adibito a centro commerciale di oltre 50 mila metri quadri a Carini, una cava tra Carini e Montelepre, due complessi industriali per lo stoccaggio di merci e per la preparazione di inerti e conglomerati cementizi, 40 appezzamenti di terreno a Terrasini, Cinisi, Carini, Montelepre, Monreale, San Vito Lo Capo, oltre che a rapporti bancari e finanziari.

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