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La Chiesa di Bagheria contro il pizzo, la lettera dei parroci durante la messa

Nel messaggio si ricorda come nel lontano 15 agosto del 1982 in piena guerra di mafia le Comunità ecclesiali alzarono il grido a favore di questa città perché non si lasciassero vincere dalla paura

BAGHERIA. La Chiesa bagherese prende posizione contro il pizzo e lo fa attraverso un messaggio diffuso oggi nel corso di tutte le messe celebrate nelle dieci parrocchie cittadine. Nel messaggio si ricorda come nel lontano 15 agosto del 1982 in piena guerra di mafia che investì anche il territorio bagherese, allora tristemente chiamato «Triangolo della morte», le Comunità ecclesiali alzarono il grido a favore di questa città perché non si lasciassero vincere dalla paura e si impegnassero per la liberazione dalla mafia.

«Tanto cammino è stato fatto - si legge nel comunicato - e non sono mancate le difficoltà nel prendere coscienza della pericolosità della mafia per la vita civile, per lo sviluppo della nostra imprenditoria e per la vita religiosa. Si credeva allora, da alcuni, che la mafia non fosse presente nel nostro territorio e, da altri, che la città proprio per la presenza di un ordine protettivo mafioso poteva rimanere indenne dal traffico della droga e dal pizzo. La grande marcia del febbraio 1983 da Bagheria a Casteldaccia, ripetuta trent' anni dopo nel 2013, ha visto protagonista per la prima volta unita nel secondo dopoguerra tutta la società civile. La liberazione dalla mafia era diventata patrimonio comune e ora doveva coinvolgere la responsabilità di tutti».

Ciò che rende fiduciosa la Comunità ecclesiale è che in questi ultimi anni sono stati incarcerati gli autori di omicidi, intimidazioni, pizzo, e di questo si da lode alle forze dell' ordine e alla magistratura. Ma soprattutto rallegra la notizia che finalmente non uno, ma 35 commercianti e imprenditori bagheresi hanno sentito il bisogno di non lasciarsi intimidire dai delinquenti estortori e di collaborare con le forze dell'ordine.

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