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Teatro Libero e Massimo insieme, in scena a Palermo "Un4tunate Tales"

Debutta giovedì (con repliche fino a sabato) al Teatro Libero di piazza Marina a Palermo alle 21.15, Un4tunate tales, ispirato a Gogol.

Un progetto, coreografia e regia di Evgeny Kozlov. In scena Zoé Bernabéu, Lorenzo Covello, Kerstin Hurbain e Federica Marullo. Una produzione internazionale a firma del Teatro Libero di Palermo e della Compagnia Do Theatre di San Pietroburgo, in collaborazione con la Fondazione Teatro Massimo.

«La collaborazione con il Teatro Libero – afferma il Sovrintendente Francesco Giambrone – rappresenta per il Teatro Massimo la più recente aggiunta alla rete che si è creata in questi anni intorno a noi tra i principali operatori culturali della città, aggiungendosi a quelle esistenti da tempo, tra le quali ricordo l'Università degli Studi, il Conservatorio, il Teatro Biondo, l'Accademia di Belle Arti, l'Orchestra Sinfonica Siciliana, gli Amici della Musica. Con particolare piacere sottolineo, poi, come questa collaborazione nasca nel segno della danza e con la partecipazione del Corpo di ballo del Teatro Massimo, uno dei quattro ancora attivi nelle Fondazioni liriche italiane e l'unico presente a sud di Napoli».

Dal canto suo Luca Mazzone – direttore del Libero – afferma: «Sono molto felice del debutto di questo progetto che segna una collaborazione importante: Il Teatro contemporaneo della Città che incontra il Teatro Massimo. Una bella sinergia nel segno della danza e dell’apertura dei teatri alla comunità».

Ispirandosi alla novella Il cappotto di Nikolaj Gogol, Evgeny Kozlov immagina una creazione che attraversa alcuni temi universali dell’uomo, come i desideri irrealizzabili, le illusioni tradite, la solitudine e il senso d’inutilità dell’individuo nei confronti della società, della burocrazia.

«Il vestito – riflette Kozlov – che noi mettiamo addosso è una prima protezione ma è anche e soprattutto uno status symbol nella società di oggi e di ogni tempo. Qualunque cosa mettiamo addosso ci caratterizza. I nostri vestiti ci rappresentano e sono come uno specchio di noi stessi; per questo trovo molto attuale l'opera di Gogol a cui mi sono ispirato. Lui prende la persona più miserabile e grigia del mondo e la mette in una condizione di cambiamento per poter essere riconosciuto. La storia ruota sempre attorno all'ossessione del protagonista. Ma non è solo Gogol ad avermi influenzato, ho pescato dall’immaginario del Macbeth di Shakespeare, soprattutto nelle figure delle tre streghe che manipolano la realtà».

La vicenda umana del funzionario Akakij Akakievič Bašmačkin, vale a dire la grande ossessione e il rifiuto, nella forma fantasmagorica tipica dell’estetica di Gogol, divengono così un pretesto per entrare nel mondo sommerso di un personaggio che ha perso la testa sotto ogni punto di vista: reale, concreto, figurativo, immaginario. La sua testa è un serbatoio pieno di molteplici idee, desideri, tabù. Nella rarefazione del clima gogoliano, però, il rapporto tra i sogni e la realtà può rompersi, lasciando che la quotidianità, fatta di semplici rituali in apparenza noiosi, si trasformi: la testa, così, non obbedisce più alla razionalità ma inizia a vagare in una dimensione fantastica, onirica, a tratti grottesca...

«Inizio – prosegue Kozlov nella riflessione - sempre da un lavoro immaginativo, che non parte mai dalla forma o dal corpo ma dalla fantasia e dall'immaginazione. Ci vuole un po' prima che il danzatore veda la forma come reale. Quest'immaginazione prende poi forma e si cristallizza in una coreografia».

 

© Riproduzione riservata

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