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Gadget sulla mafia a Palermo, botta e risposta tra Orlando e Rita Dalla Chiesa: le foto

Rita Dalla Chiesa lancia un appello al sindaco Orlando e dice basta a gadget, come t-shirt o calamite che inneggiano alla mafia. La figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ha affidato a Facebook un lungo pensiero, chiedendo una mano d'aiuto al sindaco, affinchè presto possa essere evitata la vendita di prodotti che richiamano alla mafia. Immediata la risposta di Orlando che con una lunga nota ha ringraziato Rita Dalla Chiesa per le parole di apprezzamento, chiarendo però alcuni aspetti sul divieto di commercializzazione di simili prodotti.

"Ieri l’inchino dello Zen ai Carabinieri. Che mi ha dato speranza. Oggi, che cammino per Mondello, ho trovato simboli di una mafia che non può, non deve, essere associata alla Sicilia che vogliamo - ha scritto Rita Dalla Chiesa  - Lancio un appello al Sindaco #LeolucaOrlando. Lei che ha fatto moltissimo, in tutti questi anni, per ridare dignità a questa città, faccia multare in modo pesante chi continua a esporre robaccia del genere. Non fa bene a questa terra, che merita molto altro".

Ecco la risposta di Orlando: "Ringrazio Rita Dalla Chiesa per le parole di apprezzamento su quanto fatto a Palermo in questi anni e per il riconoscimento del cambiamento avvenuto e in corso nella nostra città. Colgo il suo appello per informare e chiarire sulla ipotesi di divieto di commercializzazione di prodotti che richiamano la mafia. Da mesi è allo studio degli uffici comunali una ordinanza sindacale che impedisca la vendita di prodotti che  inneggiano alla mafia".

Poi una precisazione sulla legge vigente: "Va chiarito che da un lato esiste già, ed è nel Codice Penale, una norma che vieta qualsiasi forma di apologia di qualsiasi reato e che dall'altro è complesso, formalmente complesso dal punto di vista giuridico, vietare di esporre e vendere prodotto che nell'immaginario collettivo richiamano la mafia. Il volto di Marlon Brando ricorda Don Corleone de "Il padrino"? Si potrebbe obiettare che la locandina del film altro non è che la pubblicità di un'opera artistica; il pupazzo con la lupara è una forma di apologia o piuttosto una presa in giro della mafia? Certamente nessuno che scriva "Viva la mafia" o simili frasi può essere e sarà tollerato; e quando sono state segnalate - in numero ormai sempre minore ed episodico - scritte così repellenti, la Polizia Municipale e gli operai del Comune di Palermo sono subito intervenuti per sanzionare e cancellare tali scritte. Ma dobbiamo stare attenti a non produrre atti normativi frettolosi che si dimostrino fragili dal punto di vista legale. Su questo, l'attenzione e l'impegno sono massimi e per altro, come in queste ore tanti sottolineano, ci sono gesti simbolici come l'inchino ai Carabinieri allo ZEN che sono il punto di arrivo e di passaggio di una opera quotidiana di tanti - dalla scuola alle istituzioni - e valgono molto più e dicono molto più di una ordinanza comunale. L’impegno quotidiano di tanti contro la mafia e contro la sua subcultura contribuisce certamente al rifiuto di acquistare prodotti che con messaggi equivoci offendono comunque la nostra coscienza."

© Riproduzione riservata

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