Omicidio di mafia ad Altavilla, il pentito fa il nome del killer al processo - Foto

A trent'anni di distanza sembra venir meno l'alone di omertà attorno all'omicidio di Giuseppe Marrobbio, ucciso in un garage ad Altavilla Milicia, il 4 ottobre 1989.

Come si legge in un articolo di Riccardo Arena sul Giornale di Sicilia in edicola, a far luce sul delitto è il nuovo collaboratore di giustizia Francesco Lombardo, le cui dichiarazioni insieme a quelle del figlio hanno riaperto il dibattimento quando era giunto alla fine.

L'ex reggente della famiglia mafiosa di Altavilla Milicia lo ha riferito in pubblica udienza al processo «Nuova alba», davanti al Tribunale di Termini Imerese presieduto dal giudice Vittorio Alcamo (a latere Angela Lo Piparo e Gregorio Balsamo) e vede sul banco degli imputati Vincenzo Urso omonimo dell'imprenditore ucciso la notte tra il 24 e il 25 ottobre 2009) e Damiano D'Ugo, ritenuti uomini d'onore della famiglia di Altavilla.

Secondo Lombardo, sarebbe stato Urso ad uccidere Marrobbio per questioni di confine e a rivelarglielo sarebbe stato il vecchio capomafia Biagio D'Ugo.

Intanto, l'istruttoria dibattimentale di «Nuova alba» è stata dichiarata chiusa.

Ieri è stato nuovamente interrogato l'imprenditore Giuseppe Tarantino, genero del capo mandamento bagherese Pino Scaduto. Rispondendo alle domande dell'avvocato Carrara, ha rappresentato Urso come una vittima della mafia spiegando che mentre svolgeva lavori edili ad Altavilla Milicia, fu convocato da Pietro Liga per una riunione e sul posto trovò Vincenzo Urso. A entrambi Sergio Flamia chiese il «pizzo» di 20 mila euro.

L'ARTICOLO DI RICCARDO ARENA SUL GIORNALE DI SICILIA IN EDICOLA

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