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Palermo, il ministro Bianchi: "La lezione di Pio La Torre è un sillabario di legalità"

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Walter Veltroni e Vito Lo Monaco

«L’insegnamento di Pio La Torre è ancora fortissimo ed è parte di una sorta di ‘sillabario della legalità che deve stare alla base anche di questo straordinario sforzo che stiamo facendo tutti per uscire dalla pandemia». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenendo alla prima conferenza del progetto educativo antimafia e antiviolenza del centro Pio La Torre sul tema «Il quarantesimo anniversario della Legge Rognoni - La Torre: evoluzione giuridica, politica ed economica» , seguito in diretta streaming da oltre 160 scuole, tra cui 12 case circondariali da Nord a Sud Italia. «Credo che questo progetto che proponiamo alle nostre scuole - ha aggiunto Bianchi - sia un momento di riflessione per tutti. La nostra scuola ritrovata deve essere una scuola di comunità e di legalità e la legalità in Italia ha i nomi di tutti coloro che sono caduti per mano della mafia, del terrorismo e del malaffare».

Il terrorismo mafioso

A parlare, con gli studenti e il presidente dell’associazione, Vito Lo Monaco, sono stati: Antonio Balsamo, presidente del tribunale di Palermo, Franco La Torre, figlio di Pio, Vincenzo Militello, docente di diritto penale all’Università di Palermo e Walter Veltroni, politico, scrittore, giornalista e regista, al lavoro su un documentario sulla vita di Pio La Torre. Diverse le domande poste dagli studenti partecipanti, dall’omertà alle confische, dal rapporto tra Covid e criminalità organizzata alle collusioni tra mafia e politica. All’inizio dell’incontro, visibile sul canale youtube del centro Pio La Torre e sul sito www.piolatorre.it, anche la proiezione di un video realizzato dai volontari del servizio civile sulla Legge Rognoni - La Torre e sui beni confiscati. “Con la legge Rognoni - La Torre finisce la stagione delle assoluzioni per insufficienza di prove - ha Balsamo - Il primo a parlare di terrorismo mafioso era stato proprio Pio La Torre, nel 1966, cogliendo nella guerra di mafia il senso della sfida allo Stato, qualcosa che andava oltre l’associazione per delinquere. Il Covid19 ci ha resi consapevoli della fragilità di ciascuno e dell’impossibilità per ogni Stato di salvarsi da solo. La pandemia può offrire la tentazione di un welfare mafioso per questo va costruita un’alternativa forte, riducendo le disuguaglianze».

La scuola aiuti gli studenti a leggere la storia del Novecento

«Mi auguro che nelle scuole gli insegnanti aiutino gli studenti ad arrivare a leggere e capire la storia del Novecento, ad avere dentro di sé gli anticorpi per evitare che le grandi tragedie del 900, tra cui la mafia, si ripetano - ha detto Veltroni - Questa generazione ha nelle sue mani una possibilità di comunicare che nessun’altra prima ha mai avuto». «Mio padre è nato e cresciuto un ambiente intriso di mafiosità, in una contrada di Palermo dove i grandi proprietari terrieri davano ai residenti contadini, poveri, l’unico lavoro possibile - ha detto Franco La Torre, figlio di Pio, nel corso del suo intervento - e il tramite di collocamento erano i mafiosi stessi. Non ne parlavamo nelle nostre conversazioni quotidiane, ma noi familiari eravamo consapevoli del rischio che correva. C’è stato un momento, però, che ricordo: ed è stato quando mio padre aveva deciso, come tutti i suoi collaboratori negli organi dirigenti nel Pci siciliano, di dotarsi del porto d’armi e di prendere una pistola. Conoscendo i suoi limiti nel maneggiare attrezzi come martelli e forbici lo abbiamo preso in giro e infatti quella pistola non è mai uscita dal cassetto del comodino della camera da letto. Detto questo, non si è mai pronti all’idea che un familiare possa lasciarci. Ancora oggi ho difficoltà a ricostruire le 48 ore successive all’omicidio di mio padre».

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