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A Palermo è scoppiata la guerra dei Florio: Nicola Afan contro Chico Paladino

A rompere gli equilibri è stata la Coppa Floriopoli, che ha riunito nei giorni scorsi vetture d’epoca e da competizione a Cerda

L'interno della palazzina dei quattro pizzi, all'Arenella

Chi può usare il nome dei Florio? A Palermo scoppia una polemica su chi ha più titolo per essere oggi considerato vero erede morale della famosa famiglia imprenditoriale che ha avuto una parte importante nella storia economica e culturale di Palermo tra l’Ottocento e il Novecento, al centro anche di un «caso» editoriale grazie al successo dei due libri sulla saga familiare scritti da Stefania Auci.

A scatenare la lite sono state indirettamente le iniziative collegate alla «Coppa Floriopoli», una manifestazione che si richiama alla Targa Florio, la più antica competizione automobilistica avviata nel 1906 da Vincenzo Florio. La «Coppa Floriopoli», ancora alla prima edizione, ha riunito nei giorni scorsi vetture d’epoca e da competizione a Cerda davanti ai box con la torre dei cronometristi e le vecchie tribune. La partecipazione di auto dalla storia gloriosa ha ricreato un’atmosfera carica di memorie. Ma non solo di ricordi si è trattato. A margine della coppa è stato, tra l’altro, annunciato un partenariato tra il gruppo Zaharaziz e Casa Florio con l’obiettivo di rilanciare il brand e il patrimonio storico, artistico e culturale di quello che fu un potente gruppo imprenditoriale. L’iniziativa è stata presentata da Chico Paladino Florio quale erede e discendente di Vincenzo Florio jr. e titolare di Casa Florio.

Ma proprio questo annuncio ha rinfocolato una lite tra chi si proclama vero erede dei Florio. A riaprire le ferite è stato Nicola Afan de Rivera Costaguti, figlio di Giulia Florio e nipote di don Ignazio e donna Franca, attraverso una richiesta di rettifica affidata al suo legale. «Né Chico Paladino né il padre Vincenzo sono discendenti dei Florio». La famiglia Paladino, sostiene Afan de Rivera, ha ereditato la tonnara dell’Arenella con la palazzina dei «quattro pizzi» dalla nonna materna Lucie Henry, seconda moglie di Vincenzo Florio, morta in Francia il 6 gennaio 1959 senza lasciare figli. Inoltre, incalza ancora Afan de Rivera, Vincenzo Paladino, conosciuto come Cecé nei salotti di Palermo e padre di Chico, ha aggiunto Florio al proprio cognome non per un diritto successorio ma in virtù di un provvedimento del ministero dell’Interno che i Florio «autentici» hanno impugnato.

Ma Chico Paladino Florio non ci sta e si affretta a difendere, oltre che l’eredità culturale dei Florio, anche il proprio cognome nella versione allargata: «È triste - dice - constatare l’acredine con cui si tenta di denigrare i Paladino Florio che hanno aggiunto il loro cognome in quanto discendenti legittimi come certificato in vari atti pubblici». E aggiunge che nelle sedi «competenti» i contestatori hanno avuto sempre torto. Ma, siccome la disputa è stata rinfocolata dal rilancio di un brand, non è detto che a Palermo si litighi solo sul nome dei Florio.

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